Ostia Antica. Le Saline

12 dicembre 2018 | commenti: Commenta per primo |

Ostia Antica Saline –   Breve storia del Territorio

Il nome Ostia deriva dalla parola Ostium, (foce) che a sua volta deriva dalla parola latina Os-Oris (bocca). Quella che oggi comunemente tutti chiamano Ostia Antica, è la vera Ostia tiberina, o porta del Tevere.

In questa parte del territorio anticamente il fiume terminava il suo corso sfociando nel Tirreno. A supporto abbiamo alcuni ritrovamenti del 2011 di parti di superfici dell’antico porto fluviale e di una nave perfettamente conservata nei pressi dell’antica Tor Boacciana. In questo territorio, tutto ci parla di storia, la leggenda fa risalire la prima fondazione di Ostium, come prima colonia di Roma ad Anco Marzio nel 620 a.C.

Il ruolo primario nella storia è da attribuire alla sua caratteristica di città portuale. Le testimonianze di edifici, templi e spazi dedicati alle religioni, visibili all’intero dell’area archeologica, sono un chiaro esempio di una città cosmopolita, dove convivevano uomini e culture diverse.

Il ruolo del Tevere è stato determinante all’espansione dell’impero, allo stesso tempo ha contribuito alla sua decadenza, ha peraltro consentito l’accesso delle invasioni Saracene e Spagnole.

Ostia “Antica” già nel III secolo fu sede episcopale e porta di accesso a Roma dal Tevere, lungo il quale risalivano pellegrini, mercanti e delegazioni che giungevano dal mare. Nel IX secolo fu saccheggiata dai Saraceni e papa Gregorio IV, al fine di dare protezione e rifugio agli operai delle saline, decise di fortificarla, il borgo prese così il nome di Gregoriopoli.

Il Tevere prima del 1557

Alla fine del quattrocento il Vescovo Giuliano della Rovere fece costruire il castello che prese il suo nome, la struttura oltre a mantenere la funzione difensiva, fungeva da sede di dazio e dogana, fino al 1557, a causa di una piena straordinaria, il corso del Tevere deviò, lasciando a secco anche il fossato intorno al Castello, che perse la sua funzione di dogana e tutto il territorio cadde in rovina.

La storia di questo territorio, si configura infatti in periodi dove il fiume “sacro agli antichi”,   con la sua forza, ha operato modifiche del terreno che hanno influito sull’evoluzione degli insediamenti umani. Con il passare del tempo, la massa enorme di materiale limaccioso portato al mare dal fiume, ha modificato la foce e colmato in parte gli stagni, riducendoli in due bacini: quello a Nord del Tevere ( Maccarese) ed a sud corrispondente alla Longarina, ad Est di Ostia Antica e si estendeva fino al Canale dello Stagno che già anticamente lo collegava al mare.

Ostia Antica comprende anche la zona chiamata Saline, questa porzione del territorio deve il suo nome alla presenza di uno stagno di acqua salata a levante del Tevere. Lo sfruttamento del sale risale all’epoca Etrusca di Veio. Fu poi Anco Marzio, fondatore di Ostia ad estenderne le dimensioni ed organizzare lo sfruttamento. Non a caso una delle prime vie consolari di Roma è la Via Salaria.

Scarse notizie si conservano comunque per l’età antica, mentre la cartografia rinascimentale e moderna descrive l’estensione del bacino acquifero in modo sempre diverso. Nell’archivio di Stato sono conservati documenti di particolare interesse, riguardo alla produzione del sale. Dalla lettura dei documenti riguardanti i terreni utilizzati per la produzione, è stato evidenziato come alcuni di questi beni immobiliari si riferiscano alle saline ostiensi.

Le bonifiche e la realizzazione dei canali irrigui ad opera dei Ravennati

Arrivarono in 500 da Ravenna nel 1884 e trovarono un territorio immerso in una palude di acque stagnanti, abitato da poveri disperati con la malaria. E’ grazie alla loro opera di bonifica, con la realizzazione di quella rete ricca di canali e canaletti, che hanno permesso la vita e lo sviluppo del territorio.

Gli Scariolanti

Dal punto di vista morfologico la struttura dell’assetto territoriale è stato fortemente determinato dalla presenza dei canali, lo sviluppo del territorio è avvenuto inizialmente ad Ostia Antica, anche grazie alla realizzazione dell’omonima stazione (inaugurata il 10 agosto 1924 distrutta nella seconda guerra mondiale e ricostruita negli anni 50 soprannominata Stazione giardino).

Più di recente c’è stata un’espansione urbanistica inizialmente incontrollata e caotica. Questa espansione specie attraverso l’invenzione dei “diritti edificatori” e delle “compensazioni urbanistiche”, ha favorito la libertà di edificare e di depredare il territorio. Tutto ciò senza nessuna strategia di medio-lungo termine, in spregio alle più elementari e corrette regole urbanistiche. Consentendo così la cementificazione delle aree agricole bonificate, che sappiamo essere percorse dai canali costruiti a suo tempo, il cui scopo principale era di far defluire l’acqua piovana utilizzata per scopi irrigui.

Basterebbe esaminare la cartografia della zona per rendersi conto che l’edificazione è avvenuta in totale assenza di una pianificazione idraulica. Oggi infatti il territorio è a rischio dissesto idrogeologico. Da qui nasce l’urgenza di porre rimedio al problema. Gli allagamenti che i cittadini subiscono da diversi anni, anche a causa degli ormai noti cambiamenti climatici, non sono più sopportabili. L’auspicio è che si realizzino quanto prima quelle opere idrauliche necessarie a conservare e preservare la sua storia, migliorare il presente e consentire un futuro migliore.

Saline Settembre 2017

di Veronica Piro

 

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