Ostia, dalla bonifica alla ricostruzione

13 novembre 2019 | commenti: Commenta per primo |

Ostia, dalla bonifica alla ricostruzione. Intervista all’autore Marco Severa

Abbiamo il piacere di presentare sulle nostre pagine il libro di Marco Severa, pubblicato da pochi giorni e in vendita su tutte le piattaforme book store, ‘Ostia, dalla bonifica alla ricostruzione’, edito da Aporema Edizioni Società Cooperativa.

Marco è un giovane storico, attivista ambientalista molto impegnato nell’ambito dell’associazionismo e del volontariato, che coopera con realtà che si occupano di tutela e valorizzazione di beni pubblici e di territorio, ma anche di cooperazione internazionale a sostegno delle popolazioni di Paesi colpiti da guerre decennali come, attualmente, i curdi-siriani.

L’amore che nutre per il territorio in cui vive e la passione per la storia, hanno reso possibile la pubblicazione di questo libro nato come tesi di Laurea, e successivamente trasformato in un testo completo sulla storia di Ostia e del suo entroterra.

Ciao Marco, quanto ti sei emozionato nel vedere finalmente il tuo lavoro stampato su un libro vero e proprio?

È stata un’emozione indescrivibile. Appena ho ricevuto la prima copia tra le mani e letto il mio nome sulla copertina, ho provato un insieme di sensazioni contrastanti; il lavoro di mesi e mesi finalmente era arrivato a compimento, non senza momenti di tensione. Ora, invece, è subentrato il nervosismo legato al giudizio dei miei lettori.

Come è nato questo progetto storico sul territorio di Ostia?

Tutto nasce da una idea sorta durante il mio servizio civile effettuato nel nostro municipio. Nelle attività portate avanti in quei mesi, notai quante storie parlavano di Ostia e quanto esse fossero sommerse, quasi dimenticate. Capii che, prima o poi, quei racconti andavano portati in superficie. Immediatamente, in un momento in cui il nostro territorio era al centro della cronaca nazionale, mi prefissai l’obbiettivo di dimostrare che Ostia non è solamente mare o turismo estivo

Mi hai detto di essere partito da uno studio concentrato sul periodo bellico, e successivamente lo hai approfondito andando a ritroso nel tempo, fino al periodo delle bonifiche. Hai trovato materiale interessante che ti ha supportato?

Il mio è stato un lavoro di ricerca quasi estenuante. Ho passato intere mattinate a spulciare negli archivi nazionali e in quelli privati, ad ascoltare testimonianze di vecchi abitanti, ad individuare vecchi testi e a cercare di rispondere a determinate domande. Ciò che alla fine è emerso, è che il nostro territorio, già all’epoca, godeva di una notevole importanza data dalla sua posizione geografica, ma anche dall’interesse che tanti personaggi storici gli diedero. Per il resto, non voglio anticiparvi niente.

Sei uno storico, quindi una persona che dà molta importanza al passato. Quanto ritieni che sia importante ancora oggi mantenere la memoria? E quanto sia importante far conoscere ai giovani anche fatti che non vengono riportati sui libri scolastici?

Stiamo vivendo in un contesto storico-culturale molto delicato, in cui pare che la memoria su cui è fondato il nostro Paese sia stata accantonata. Episodi di discriminazione, di negazionismo, di antisemitismo e di razzismo sono all’ordine del giorno. Parlare del passato ci aiuta anche a comprendere meglio i fatti attuali e a darne la giusta interpretazione e l’eventuale soluzione. Noi che ci occupiamo di questi argomenti abbiamo l’obbligo di tutelare la nostra Memoria storica, ma anche di affrontare temi che, purtroppo, non vengono affrontati nei programmi scolastici, o che, purtroppo, sono altamente stereotipati. Solo così i nostri ragazzi avranno la giusta percezione della storia

Sei molto impegnato, lavorativamente parlando, nelle scuole. Che grado di ricettività hanno i ragazzi con cui ti confronti?

Non è facile affrontare determinati argomenti nelle scuole, per via del poco tempo a disposizione e per la lunghezza dei programmi da affrontare. Per fortuna i ragazzi hanno una sensibilità che spesso li distingue dagli adulti e non hanno, nella maggior parte dei casi, una mente stereotipata. Dobbiamo lavorare sui giovani e scardinare determinati pregiudizi, perché saranno gli adulti di domani a cui spetterà l’onere di tutelare la nostra memoria.

Grazie Marco per il tuo impegno storico e sociale.

Invitiamo i nostri lettori ad acquistare il tuo libro. Per chi fosse interessato, consigliamo di seguire le pagine social del progetto denominato “Il filo di Dina”, con il quale Marco è impegnato nella raccolta fondi per la costruzione di una ludoteca all’interno di un asilo per i bambini rifugiati siriani, e quella di Joy for Children, l’associazione di cui egli è uno dei soci fondatori.

a cura di Cristina Anichini

 

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