Paola Alliney, “L’arte nutre l’anima”

11 aprile 2018 | commenti: Commenta per primo |

Intervista all’autrice de Il sigillo dell’ultimo imperatore

 

Paola Alliney è inoltre autrice di Merwan (Una splendida giornata di sole) e Io, il re (Il ratto di Proserpina)

Ha collaborato con la rivista Urbis et artis firmando la rubrica “Archeo”:Enea, nostro padre; La mano sinistra dell’uomo; L’arte di Caravaggio; Una storia grottesca; La voce der popolo; Göbekli Tepe

Paola Alliney

Scrittrice, mamma, moglie, qual è l’ordine giusto per lei?

Mamma, moglie, scrittrice.

Passato, presente e futuro, che rapporto ha con il tempo?

Il passato lo amo, lo studio, non lo guardo con malinconia né lo voglio far rivivere ma solo raccontarlo.

Il presente lo vivo intensamente, senza lasciar passare un solo istante che non mi abbia consumato ogni energia. Il futuro lo sto costruendo dal passato.

Cos’è per lei la scrittura?

Una meravigliosa occasione per conoscere, perché chi fa questo mestiere e “racconta” la vita, ha l’opportunità di calarsi in mondi, anime, dimensioni e luoghi anche lontani e diversi dal proprio.

Nell’arco della giornata, qual è il momento che dedica alla scrittura?

Tendenzialmente le prime ore della mattina, ci sono la luce, il calore del sole, la forza fisica e mentale, il silenzio e un buon profumo di caffè che aleggia per la casa.

Da dove prende l’ispirazione per le storie che scrive?

Ciò che suscita la mia curiosità diventa sempre fonte d’ispirazione.

La sua scrittura risulta scorrevole e semplice. È un difetto o un pregio?

Lo ritengo un pregio. Ricerco una scrittura semplice, che non crei ostacoli fra la storia e il lettore. Se la trama è articolata e complessa, veicolare il racconto attraverso uno stile strutturato e ricercato, rischia di appesantire la lettura. Le mie storie passano attraverso un linguaggio quotidiano, filtrato non da parole ma da immagini: il patrimonio visivo appartiene a tutti e la codifica è naturale e spontanea.

 Paola Alliney libro

Sul web Il Sigillo dell’Ultimo Imperatore è molto commentato e sta riscuotendo successo, lo può sintetizzare brevemente ai nostri lettori?

Un colonnello del GIS dei Carabinieri deve rintracciare Baran, un curdo suo amico, che si nasconde da diverso tempo. Baran è accusato dal governo turco di progettare attentati in Italia dando supporto ai terroristi di Al-quaeda. Per rintracciarlo, Kk (il soprannome del colonnello) ha un vecchio taccuino che gli era stato dato proprio dal suo amico, sono segni incomprensibili di un’antica scrittura. Kk contatta un’esperta per farsi tradurre quei documenti. Nasce con lei, Lisa, una storia d’amore, mentre tutto attorno a loro si trasforma in una missione militare, pericolosa, dirompente e drammatica.

C’è dietro un grande lavoro di ricerca?

Sì. I mondi raccontati sono stati esplorati a fondo con l’aiuto di consulenti, esperti e diretti interessati. Anche i luoghi e gli ambienti descritti, là dov’è stato possibile, sono attinenti alla realtà. Va da sé che l’ubicazione delle zone sensibili militari o la descrizione delle celle di “tipo F” in Turchia, nascoste al mondo intero, non le hanno di certo svelate a me.

Paola Alliney e il suo nuovo lavoro

Quali sono le cose più complesse da descrivere?

Ciò che muta nel tempo. Nella trilogia su cui sto lavorando attualmente, Quarta sponda, la storia si sviluppa durante il corso di molti anni, i personaggi crescono e invecchiano, si trasformano fisicamente e caratterialmente, lo stesso volto della Tripoli degli anni ‘40 subisce molte trasformazioni, vengono cancellate rapidamente le vestigia del colonialismo italiano, i monumenti vengono distrutti, le strade cambiano nome.

Ha vinto un premio letterario con il commovente racconto di Merwan, un bambino siriano che vive in un campo profughi. Cos’ha di speciale questa storia?

Penso il punto di vista. Il tema drammatico è raccontato con gli occhi di un bambino e con la sua infantile e dolce superficialità. Merwan vive semplicemente la sua realtà, le sue piccole esigenze, che sono quelle comuni a tutti i bambini del mondo, cioè di avere un amico, di stringere un animaletto fra le braccia e di fare scherzi e, nella sua normalità, racconta della vecchina che si lamenta nella tenda vicina, dell’enorme peshmerga che passa per il campo e che incute terrore a tutti, della pecorella dal manto bianco che gli sfreccia fra le gambe. Si affacciano ogni tanto fra i suoi ricordi delle immagini drammatiche del suo recente passato ma, tutto sommato, passano via rapide.

Qual è la sua sfida più grande?

Riuscire a tradurre le mie ricerche in concetti semplici, senza tradire i contenuti storici, senza banalizzare o cadere nel fiabesco.

Paola Alliney è stata intervistata da Giorgia Conti in esclusiva per TabletRoma

 

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