Paolo Bernacca, creativo

5 febbraio 2020 | commenti: 6 |
Condividi con i tuoi amici:

La carriera senza tempo di Paolo Bernacca

 

Incontrare Paolo Bernacca nel suo studio è uno dei privilegi che si hanno quando si vuole fare un’intervista ad un bravo e stimolante creativo. Il fatto, poi, di poter scambiare due chiacchere su un papà famoso come il suo, il Colonnello Generale Edmondo Bernacca, che ha informato, con signorilità e ironia, le famiglie italiane sul tempo meteo ogni sera per tantissimi anni, è un vero piacere.

 

Paolo, immagino che il clima fosse uno dei temi più ricorrenti a casa vostra?

 Mio padre aveva una vocazione e ne ha fatto una professione. A me e mia sorella ha insegnato il rispetto per il clima e per le stagioni, facendoci apprezzare anche la pioggia e il freddo.

Approdò in televisione nel 1968 un po’ per caso. Successe dopo un giorno di forte maltempo che una troupe della RAI si recasse all’Eur, dove lavorava, per un servizio e trovandolo disponibile a rilasciare una dichiarazione sull’argomento venne intervistato. La professionalità, l’approccio e l’ironia del Colonnello, che all’epoca era ancora Capitano, piacquero tanto che lo chiamarono per altri interventi sul meteo direttamente in sede RAI. In seguito nacque l’appuntamento fisso prima del Tg, che tutti ricordiamo.

Già a quei tempi parlava dei cambiamenti climatici?

Si, già diceva delle cose importanti e sosteneva che alcuni cambiamenti erano dovuti al fattore umano, anche se in percentuale minore rispetto ad una naturale evoluzione climatica. I mutamenti ci sono sempre stati ma solo negli ultimi 50 anni grazie alla tecnologia abbiamo la possibilità di rilevare dati certi. Attualmente possiamo constatare un effettivo innalzamento della temperatura dei mari, che è un ‘fattore causa’ di probemi e fenomeni meteo così violenti. Ai tempi di mio padre certe cose cominciavano a capirsi ma non c’erano ancora certezze.

Oggi abbiamo personalità di meteorologi, scienziati e fisici come Antonello Pasini, Franca Mangianti e Filippo Thiéry e molti altri, che lavorando su modelli matematici riescono ad essere molto più precisi del passato.

Museo Edmondo Bernacca

Un anno e mezzo fa è stato inaugurato a Fivizzano, in provincia di Massa Carrara, il Museo Bernacca. Un motivo in più per andare a visitare quei luoghi.

E’ una zona della Toscana molto bella rimasta un po’ fuori dal circuito turistico. La famiglia di mia madre è originaria di lì, così come me e mia sorella che ci siamo nati. Da giovanissima si conobbe con mio padre, nato a Roma ma originario di Carrara, a Marina di Massa.

E’ per questo motivo che proponemmo il Museo al Sindaco di Fivizzano, dove loro riposano, perchè molto del materiale che ci era rimasto lo abbiamo voluto tutelare. Individuammo con il primo cittadino una location molto carina all’interno della Biblioteca comunale in cui siamo riusciti a collocare tutto. Io ne ho curato la grafica, il logo, l’allestimento, come anche i pannelli su cui è riportata la storia della meteorologia. Oltre al materiale iconografico ne abbiamo raccolto di audiovisivo, con video fatti ad hoc e altro materiale di archivio, tra cui quello delle Teche Rai.

In più ci sono parecchi strumenti e la carriera di papà ripercorsa per immagini. Si possono trovare molte barzellette che lo prendevano un po’ in giro sul tempo, quando sbagliava! Sulla volta di questo ambiente vengono proiettate immagini che, con effetti speciali, propongono il cambio delle stagioni. Quindi un luogo di informazione completa su mio padre e sulla meteorologia.

Parliamo ora di te. Sei un illustratore, un grafico, un artista.

Mi sono laureato in Scienze Politiche e contemporaneamente a quegli studi ho frequentato Industrial Design allo IED, con Lenci e Urbinati, i primi anni della sua fondazione. Ho collaborato poi qui in zona con professionisti come Piero Daneo, Pironti, Laudisa, Paolo Fratini. Con alcuni di loro ho lavorato quando aprirono uno studio e disegnavano tessuti. Con Piero Daneo mettemmo in piedi un piccolo laboratorio di falegnameria disegnando mobili con i quali abbiamo partecipato alla Triennale di Milano e a rassegne di artigianato come quella di Todi, vincendo anche dei concorsi.

Ph- Pino Rampolla

Quando è arrivata l’illustrazione?

Ho cominciato a fare illustrazioni per Panorama e l’Espresso e il disegno è quello che mi è sempre piaciuto. Con Panorama ho iniziato negli anni in cui ogni lunedì arrivava l’art director che dava temi sia economici che satirici, e noi illustratori lavoravamo su carta e penna alla mano. Lo stesso con Repubblica e L’Espresso, il giro era quello. Poi ho lavorato con il Globo, un quotidiano di area socialista, perchè venni chiamato da Franco Bevilacqua e Adriano Merlo.

Una bella esperienza dove ho curato molte illustrazioni tra cui, in toto, il relativo supplemento domenicale. Successivamente sono passato a Reporter, del Direttore Deaglio, con Adriano Sofri, lavorando a Fine Secolo che ne era il supplemento culturale. Era la metà degli anni ’80 e c’era tanto lavoro. Avevo uno studio a Trastevere, con Piero Daneo e Arrigo Barbieri. Vivemmo insieme una bella esperienza nell’ambito della comunicazione visiva con un’ agenzia milanese che ci scelse come base su Roma, un piccolo nucleo creativo che poteva seguire i clienti romani.

Tante furono anche le illustrazioni per Terza Fase, un mensile dell’area politica legata a Donat Cattin. Infine, sono approdato alla Giunti grazie a Valerio Eletti, allora direttore di Arte e Dossier, collaborando come grafico per la sede romana delle loro riviste di Arte e Musica, un lavoro stimolante che mi ha molto gratificato.

Tra i tanti bei personaggi che ho conosciuto e con cui ho collaborato mi piace citare Jader Jacobelli, un grande studioso e filosofo per il quale ho curato alcune iniziative editoriali tra cui un libro su Pico della Mirandola per l’editore Laterza.

Con il digitale e il computer alcune figure professionali sono cambiate, ma tu continui sempre a disegnare?

Si io disegno. Anche se oramai uso molto il computer.

Lavoro con l’Ateneo di Tor Vergata per il quale ho disegnato le prime linee grafiche della Facoltà di Economia e volumi per studenti in lingua inglese. In più, da circa 12 anni, organizzo la Corporate Identity del campus/incontro tra studenti e aziende.

Con Giunti continuo a collaborare per la parte scolastica. Poi collaborazioni con molte aziende e banche.

Non hai mai insegnato?

No, ho fatto piccoli laboratori con la scuola Qasar, con Benedetto Todaro.

Pagine salate

Oltre a tutto ciò, sei sempre impegnato in produzioni artistiche personali. Calendari, dipinti, mostre.

Sono membro dell’Associazione Spazi all’Arte per la quale ho curato fino ad un anno fa la comunicazione, quando l’associazione si occupava più di arti visive, quindi di grafica e di pittura. Ora sono più concentrati sulla poesia e la letteratura.

Da qualche anno faccio parte del gruppo di artisti dello Sketchcrawl. Un gruppo spontaneo nato su facebook dall’idea di un illustratore italiano che vive a San Francisco, Enrico Casarosa, che ha cominciato a postare i suoi disegni di strada, per dire “usciamo dai nostri studi e raccontiamo la vita che ci scorre sotto gli occhi attraverso i disegni”. Ha cominciato da solo e poi ha lanciato degli inviti su rete.

L’adesione è stata immediata e oggi in molte città d’ Italia ci sono delle persone che si incontrano e disegnano. Legati a questa iniziativa si sono cominciati a organizzare appuntamenti annuali di incontro a livello internazionale, come quello di Mestre. Ci sono mostre in cui si espongono le proprie opere e si sviluppano anche dei workshop. Quest’anno ci sono stato con Maurizio Moretti, con il quale disegno e collaboro ad un progetto che ho proposto all’editore Palombi sulla rappresentazione illustrata dei quartieri di Roma. Abbiamo già pubblicato un libro sui quartieri di Flaminio e Parioli, sperando poi di proseguire con gli altri.

Intanto, su richiesta dell’editore, stiamo preparando un lavoro sull’architettura a Roma dal 900 fino ai giorni nostri e uno sui 100 anni della Garbatella.

La tua produzione è molto grande, sia quella professionale (su commissione) che quella artistica. Come possiamo farla vedere ai nostri lettori nel poco spazio che abbiamo a disposizione su queste pagine?

Visitando la mia pagina https://cargocollective.com/paolobernacca/Portfolio si possono scorrere quasi tutti i miei lavori.

Dai commerciali, come quelli commissionati da Lisciani Giochi e Headu, ai lavori per l’Università di Tor Vergata passando per la collaborazione con l’Associazione Spazi all’Arte, alle grafiche, realizzate con l’amica e collega Maria Rosaria Adinolfi, per la Banca di Credito Cooperativo e a Giunti con i Dossier. Dal logo del Consorzio di Casalpalocco al Museo Edmondo Bernacca. E molto altro, tra cui i lavori miei personali.

Mi piacciono molto i tuoi calendari, il lavoro dei fari e i disegni sulle pagine di giornale. Per non parlare delle marine.

Ogni anno, dal 1988, realizzo un calendario in cui gioco molto, graficamente e sintatticamente, con i numeri. Quest’anno è dedicato alla ‘Rosa dei Venti’.

Il lavoro dei fari è nato poco dopo, nel 1990, durante un viaggio con la famiglia tra i fiordi norvegesi. Un paese fantastico e una luce stupenda con i cieli bassi. Non ho fatto per nulla fotografia ma solo disegni. Mi piace l’idea del faro, e allora li ho disegnati e anche dipinti.

Le marine sono invece i lavori che io chiamo pagine salate, realizzate con materiale di recupero. Il soggetto è appunto marino, le isole, il mare, la vela, un genere minimalista che ogni tanto espongo presso la Libreria del Mare degli amici Giulia D’Angelo e Marco Firrao in Via del Vantaggio, nel cuore di Roma.

Paolo continua a farmi vedere i suoi lavori, i materiali che utlizza, le carte, i colori, i neri e i bianchi. Sono tanti e sono belli. Mi racconta come li sceglie, come li usa e come questa passione lo porta a spasso per il nostro meraviglioso paese. E io sempre affascinata viaggio nel tempo e nella fantasia.

 

di Cristina Anichini

 

Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta è vietata. Legge 633 del 22 Aprile 1941 e successive modifiche.

 

Condividi con i tuoi amici:

6 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.