Una parola al giorno, leva l’ignoranza di torno

10 gennaio 2018 | commenti: Commenta per primo |

Basta poco per curare la lingua italiana con intelligenza

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Una parola al giorno è  un piccolo sito bellissimo, creato da alcuni anni a cura di un gruppo di giovani toscani appassionati del bel parlare nella bella lingua italiana.

Si potrebbe anche chiamare vocabolario, perché questa è la sua sostanza. Ma, rispetto agli schemi tradizionali dei vocabolari, Una parola al giorno ha il pregio della grandissima semplicità e piacevolezza discorsiva, dell’attenzione alla pratica senza trascurare né etimologie né richiami storici. Soprattutto di un giusto sentimento partecipativo al valore delle parole, che lo distingue nettamente dai freddi vocabolari di tradizione. Lo consigliamo con simpatia per il “miglioramento continuo” nell’uso della nostra lingua, e anche di parole non italiane da noi fequentemente usate.

E’ con le parole di Giuseppe Ecca, mia stimata conoscenza, che vi presentiamo Una parola al giorno. 

Seguo sempre Giuseppe con piacere dal suo profilo di Feisbuc (come lo scrive lui). Giuseppe è un intellettuale che pubblica poco ma con estrema intelligenza e puntualità. Tempo fa ha portato a conoscenza della sua cerchia di amicizie l’iniziativa di questi due giovani toscani e subito sono andata a curiosare su chi sono e cosa fanno.

Mi sono entusiasmata e subito iscritta al sito. Ogni giorno mi arriva la notifica con la descrizione e il trattamento di una parola italiana più o meno desueta, con una spiegazione tale che fa venir voglia di avvicinarsi al nostro idioma trascurato.

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L’altro ieri questa parola, e tutto ciò che ne consegue

Anima

[à-ni-ma]

SIGN Principio vitale degli esseri viventi; in senso religioso, entità immortale contrapposta al corpo, che nell’umano presiede all’intelletto, ai sentimenti e alla spiritualità; essenza; persona; parte interna

voce dotta recuperata dal latino [anima], affine al greco [ànemos] ‘vento, soffio’.

Sì, questa è una parola gigantesca. Il novero dei suoi usi specifici è così vasto da essere disorientante – e davanti a parole del genere èimportante cercare di comprenderne l’ossatura, le linee di forza che le reggono.

Il suo primo significato, da cui tutti gli altri sgorgano, è quello di principio vitale: etimologicamente, e secondo una suggestioneantichissima, indoeuropea, questo principio è descritto come soffio, quel soffio, quel respiro che unisce i viventi. È un concetto davvero ingombrante.

E gran parte del suo successo sta nella sua contrapposizione al fisico, al corpo – specie in riferimento all’essere umano, e in un’ottica religiosa. Diventa la parte più riposta della persona, la sua vera essenza, cifra e motore non caduco di intelletto, sentimento, spiritualità. Così, oltre che delle anime del Purgatorio, si parla figuratamente dell’anima di un racconto (anima principio, anima essenza, anima ispirazione), di un paesino di cento anime o delle anime buone dei soccorritori (anima persona, anima morale), perfino dell’anima della penna o della cravatta (anima parte interna, parte nascosta).

Un soffio, che ispira tutto ciò che c’è di invisibile di una persona e non solo. E una parola evocativa anche nel suono: pronunciandola, il flusso d’aria ininterrotto espira – lettera a lettera – dalla bocca, dal naso, dalla bocca, ancora dal naso e di nuovo dalla bocca. Anima.

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(G. Cavalcanti, Perch’i’ no spero di tornar giammai)

Tu senti, ballatetta, che la morte

mi stringe sì, che vita m’abbandona;

e senti come ’l cor si sbatte forte

per quel che ciascun spirito ragiona. […]

Deh, ballatetta mia, a la tu’ amistate

quest’anima che trema raccomando:

menala teco, nella sua pietate,

a quella bella donna a cu’ ti mando.

A seguire tutta una disquisizione sul Cavalcanti e le sue rime. Da leggere e da seguire con attenzione e curiosità.

Ogni mattina una parola vi arriverà per posta, e ne godrete per tutta la giornata.

Grazie Giuseppe. Una bella scoperta da diffondere: una parola al giorno leva l’ignoranza di torno!

a cura di Cristina Anichini

 

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