Parole giovani

5 dicembre 2018 | commenti: Commenta per primo |

“Le parole non vengono create dagli accademici nelle accademie bensì dalla gente per strada. Gli autori dei dizionari le catturano quasi sempre troppo tardi e le imbalsamano in ordine alfabetico, in molti casi quando non significano più ciò che intendevano gli autori.” (Gabriel Garcia Marquez).

Piazza Eschilo, mattina, sole, normale via vai di persone tra forno, bar, edicola e altri negozi. Tra loro ci sono anch’io e come loro le mie orecchie vengono violentate dall’ascolto di uno stralcio di conversazione (!) tra un uomo e una donna.

Lui: “Ahò, ma te pare che ‘no sciagurato qualsiasi me po’ mette i piedi in testa? Ce metto n’attimo a daje un carcio ner sedere e a mannallo a quel paese!”. Al che, lei replica a tono dando manforte all’impeccabile ragionamento costituito da premessa, ipotesi e conclusione del suo cavaliere. Ora, se gradite, concedetevi un minuto per sostituire alle parole sottolineate gli appropriati (per loro) sinonimi.

Il primo inizia con la stessa lettera, il secondo è un verbo che inizia per i e dalla testa si sposta verso il basso, il terzo si sofferma nella stessa zona del precedente e il quarto invita a far qualcosa ancora con la medesima fonte di ispirazione. Non darò le soluzioni! 🤐.

Sia chiaro che non sto a giudicare il lessico di chicchessia. Non si tratta di usare un repertorio di parole adeguato o meno, poiché credo che ognuno di noi sia libero di comunicare come meglio creda i propri pensieri. In fondo iniziamo tutti con le stesse parole – mamma, papà, pappa, miao, bau, muuuu, ecc…. – poi il nostro parco-parole si amplia fino a quando o per scelta, o per possibilità, o per inclinazione, o per qualsivoglia rispettabile motivo decidiamo quale e quanto lessico usare per comunicare.

Quello che contesto è che io sia stato obbligato ad ascoltare, poiché, ovviamente, il tipo parlava ad alta voce. Secondo lui, nessuno nei paraggi doveva perdersi quella perla di saggezza! Insomma parliamo di arroganza, cafoneria e boria.

Ma piuttosto che dilungarmi sul degrado sociale, ambientale, architettonico dilagante tipico del nostro tempo e soprattutto, purtroppo, della nostra città scelgo di continuare a soffermarmi sulla lingua. Sullo stesso piatto della bilancia pesa una consuetudine bizzarra, quella di non usare la nostra variegata lingua. Per esempio, se vi capitasse di cercare un lavoro, ipotesi trasversale che riguarda, ahimè, tutte le fasce di età, con difficoltà trovereste un annuncio completamente in italiano.

Parole Giovani

È un pullulare di vocaboli in lingua inglese: dai famosissimi part/full time, back/front office, junior/senior account, reception, inbound/outbound, marketing, web master, data entry, ecc… ai più raffinati marketer, logistic support, ghost writer, interior engineer shipbuilding e così via. E non che non esistano i corrispondenti vocaboli in italiano! Insomma, scordatevi il desueto “ricerchiamo per i nostri uffici un addetto alla contabilità di provata esperienza per impiego a tempo pieno”.

Ma, tra le parolacce urlate e l’invasione della lingua inglese, c’è la mia categoria preferita, formata da coloro che, poiché non conoscono/vogliono/fa figo usare la lingua italiana, utilizzano raffinati neologismi e/o parole note alle quali viene dato un nuovo significato aggiungendo qualche vocabolo inglese molto cool 😎.

Esempio reale di un 18enne che parla ad un amico: “ehi bro, scialla che te stai a intaccà su quella che poi te se accolla!”. Probabile traduzione:” ehi fratello (bro sta per brother), rilassati e non fissarti su quella ragazza che altrimenti poi non ti si stacca più “! Allucinante ma al contempo, lo ammetto, mi ha fatto ridere tantissimo.

Quindi, tutti scialli e soprattutto stay tuned.

Teo, dispensatore di pensieri confusi alla rinfusa

 

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