Parusia, arte digitale a Roma

20 luglio 2020 | commenti: Commenta per primo |
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Parusia, progetto di arte digitale a La Terrazza Food And Beverage di Roma

“PARUSIA (gr. παρουσία, da πάρειμι “sono presso”). – Eschilo, Tucidide e Platone usano il vocabolo nel significato generico di “presenza” contrapposta ad “assenza” (ἀπουσία); Euripide e nuovamente Tucidide l’usano anche nel significato più circoscritto di “arrivo”.

Ed è anche il titolo del progetto portato avanti dal regista, fotografo e videocamere Francesco Buccolieri, dalla modella e videocamere Kiara Cherubini e dalla fotografa, pittrice e musicista Ilaria Corapi. A curare la mostra Virginia Singer, giovane studentessa d’arte. Nato come progetto scolastico, si è espanso in una vera e propria esposizione, e nella rappresentazione di un pensiero artistico.

Il progetto è una collezione di opere d’arte digitale, strutturate come un vero e proprio ciclo. I quadri sono rappresentazioni dedicate ad elementi di cultura popolare, arte e storia, basate sulla combinazione di una coppia di immagini che rappresentino l’essenza dell’opera e la facciano saltare subito alla mente.

Cinque sono le categorie alle quali è dedicata la mostra. Vi sono film classici, come l’immortale Psycho di Alfred Hitchcock. Libri che vanno da Fahrenheit 451 di Ray Bradbury a La Fabbrica di Cioccolato di Roald Dahl, passando per Alice Nel Paese Delle Meraviglie di Lewis Carroll. Serie Tv, come How I Met Your Mother e Peaky Blinders. Ma anche questioni di attualità, come l’epidemia di Covid-19 e le elezioni presidenziali statunitensi del 2016, o anche figure della leggenda come il paladino Orlando e la gorgone Medusa.

Ciascuno dei quadri è strutturato come il riquadro di un colore di pantone, con un colore di sfondo che faccia riferimento all’opera di cui si parla. Ad esempio, la tazza di tè e l’orologio di Alice Nel Paese Delle Meraviglie spiccano su uno sfondo rosa, il colore dell’edizione originale del romanzo, mentre Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie – rappresentato dalla combinazione tra un coltello e una piuma – richiama il genere di riferimento della scrittrice.

L’idea di fondo è quella del contatto. Tra le idee, tra le persone, tra le immagini, qualcosa che torna in mente più che mai durante il periodo di epidemia mondiale.

La prima opera ad essere omaggiata in Parusia è Blow-Up, film di Michelangelo Antonioni del 1966. Attraverso di esso è venuta a Buccolieri l’idea di un progetto dedicato al contatto.

“Essendo un’opera d’arte attiva, ovvero che lascia lo spettatore/il lettore a riconoscere attivamente quali sono le unioni delle due immagini, la parusia in questione, mi serviva qualcosa che creasse quel contatto. Per quanto riguarda, per esempio, Alice Nel Paese delle Meraviglie, è molto difficile trovare persone che non conoscano il brand, per il film o per il libro. Blow-Up è un film che magari i nostri genitori conoscono bene, ma noi, figli di una generazione più in là, lo conosciamo dimeno.

Motivo per cui, studiando e conoscendo il cinema, ero in un certo senso il “paziente zero” che poteva dare una conoscenza di questo film ad amici, perché bisognava cercare un’antitesi rispetto all’obbiettivo dell’opera- Se il concetto di base è riconoscere un libro o un film, un concetto attraverso le immagini, bisognava trovare qualcosa che non fosse riconoscibile da tutti”. Tra le opere citate, invece, predilige l’Orlando Furioso. “È una reminiscenza scolastica, uno di quei soggetti che in un certo senso ti perseguitano”.

Sull’idea di parlare di cultura pop attraverso l’arte, il sentimento di Buccolieri è ambivalente. Non è un amante della pop culture, soprattutto quella americana. Men che meno dell’idea di un’arte “riproducibile in serie”, che sopprime l’autenticità del sentimento artistico.

“Un’opera multifunzione”, la definisce, “un prodotto difettoso che crea unicità ma che non è diverso dagli altri”. Non a caso, anche l’unico prodotto messo a disposizione alla mostra sono degli adesivi, degli strumenti che personalizzano la realtà ed esprimono l’individualità di chi li applica.

L’utilizzo delle serie Tv e dei libri di massa, anche per bambini, serve ad analizzare in che modo tali elementi impattano la cultura anche a lungo termine. “Cosa ricorderemo, a quarant’anni, di Peaky Blinders? Ricorderemo i ragazzi londinesi vestiti con moda degli anni 30-40, che avevano una lametta da barba nascosta dietro il berretto.”

Buccolieri è molto affezionato invece al sistema dell’arte digitale, che intende impiegare anche in futuro. “Troppe volte viene vista come un male”. La fotografia ha subito la sua evoluzione: si parla di digital art, di ritocchi digitali, e spesso si sentono giovani artisti mostrare come punto in loro favore la natura analogica delle loro foto, disprezzando programmi che potrebbero invece essere una visione del futuro. C’è una paura, in quelle affermazioni, e perché averne paura? Perché limitarsi?”

Questo è il motivo per cui preferisce continuare sull’arte digitale e creare, ancora una volta, un contatto tra tradizionale e analogico.

Una nuova tecnica pittorica, magari, per combinare le tecniche come l’olio con il computer, o dipingere direttamente sul vetro di uno scanner.

Ma la sua opera futura è ancora più forte, ancora più diretta. Si fa riferimento all’America, a problematiche moderne e fatti di cronaca come l’omicidio di George Floyd. Mette in mostra una posizione contraria al trend dell’utilizzo delle immagini a scopo performativo, che rappresentano una problematica in maniera superficiale senza prendere davvero posizione. Un’opera in corso è un pezzo concettuale, rivolto all’America e ai problemi che tende a seppellire. Una bandiera americana in cui il rosso sono fotografie di rivolte americane antirazziste e contrarie all’egemonia della politica, mentre la parte bianca fotografie scattate al Ku Klux Klan. Un male non ancora illegale, non ancora debellato, e che è bene non smettere mai di raccontare.

È possibile vedere Parusia al Locale per aperitivi e lounge bar La Terrazza Food And Beverage, a Via Flaminia 573 ABCD.

di Flaminia Zacchilli

 

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