Pitch & Stretch. L’arrangiamento

4 marzo 2020 | commenti: Commenta per primo |
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Lʼarrangiamento Pitch e Stretch

 

Per chi come me si occupa di musica leggera e di canzoni in genere, non di rado accade che arrivi la richiesta di realizzare un arrangiamento di un brano, di “produrlo“.

Questo brano arriva spesso realizzato in maniera molto semplice e molto probabilmente per come è stato composto, cioè chitarra e voce o pianoforte e voce.

Insomma la linea melodica e la struttura armonica (accordi) con un andamento ritmico, se non proprio con un arrangiamento già suggerito, spesso non adeguato nella scelta dei suoni o dellʼatmosfera generale, altrimenti che mi chiamano a fare? :)))

Preferisco in generale non aver nessun tipo di suggerimento e partire dalla cellula base di un semplice chitarra e voce.

La prima cosa che faccio è di ascoltare il brano diverse volte per vedere cosa mi suggerisce la scrittura, se dentro la composizione, nella sua anima, esista già la strada da seguire.

Importo il file (perchè di file audio si tratta) sul mio software e trovo il tempo (Bpm) con cui è stato scritto e registrato, premesso che oggi le canzoni sono praticamente tutte già registrate da chi le compone, a tempo con un click metronometrico facilmente individuabile su una griglia di tempo di qualsiasi software per la produzione musicale.

Ok fatto.

Ascolto e di conseguenza comincio a fare dei tentavi.

Tra le prime cose, provo a vedere se la velocità del brano può essere migliorata. Intendo dire che se velocizzandolo o rallentandolo succede qualcosa di inaspettato che tolga il senso di noia o di eccessivo isterismo. Va detto che questo processo, oggi, lo si può fare in qualsiasi momento della realizzazione grazie alle funzioni di time strecth che sono pazzesche.

Per i meno esperti il time stretching di un brano è praticamente quella cosa che si faceva con le cassette aumentandone la velocità, ma si aumentava anche lʼintonazione rendendo la voce paperina… faceva ridere.

Oggi questo è possibile, ma senza modificare lʼintonazione, se volete fare una prova, andate su qualsiasi video di YouTube e nelle impostazioni si può regolare la velocità di riproduzioni. Incredibile! soprattutto per studiare un brano particolarmente difficile.

Trovato il tempo che mi piace, che va relazionato allʼidea di “genere” musicale con cui si vuole realizzare il brano, passo allʼaltra fase importante, tanto quanto se non di più.

Lʼaltezza tonale del brano.

Se il brano da realizzare è composto da chi poi lo canterà siamo già in una confort zone, ma mi riservo sempre il tentativo di alzare od abbassare un po’ il pitch per vedere se aumenta il fascino vocale e quindi di atmosfera generale.

Se il brano invece deve essere cantato da un interprete sia maschio che femmina, bisogna adeguare lʼaltezza al talento di chi effettivamente lo canterà.

In entrambi i casi la frequentazione con il cantante è importante per i motivi sopra descritti.

Una volta fatte queste impostazioni strutturali si può cominciare ad aggiungere altro, e a vestire la canzone.

Questa prima fase della realizzazione di un arrangiamento può sembrare un pò noiosa e poco stimolante. In realtà è importantissima ed ho imparato a rispettarla e a volergli bene. Troppe volte ho buttato giorni di lavoro per errori che derivano da una poca attenzione a questa fase strutturale.

I Beatles che non avevano i mezzi tecnici di oggi, prima di registrare un brano provavano tutto il giorno per ore ed ore in tutte le velocità perseguibili e le tonalità possibili, fino a trovare il giusto focus, noi oggi in fondo lo possiamo fare con molta meno fatica. Certo era un bellissimo confronto tra musicisti, ma se proprio ne sentiamo la necessità possiamo ritrovarci in una sala prove strumenti alla mano.

Quindi, fatto questo, possiamo cominciare ad arrangiare ed escludere gli errori.

Al prossimo articolo in cui entreremo nel vivo di un arrangiamento.

di Francesco Valente

Direttore Artistico della Social Music School

 

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