RicettArte: Bocconcini di pollo all’uva e carciofi di Caravaggio

10 gennaio 2018 | commenti: 1 |

Ispirati dal dialogo fra il sacro e l’umano, presente nelle opere di Caravaggio, abbiamo pensato a un piatto che coniughi alcuni elementi naturalistici presenti nei quadri dell’artista o che ne riflettano l’indole turbolenta e riportino alla mente i sapori dolci della cucina italiana barocca.

ritratto-di-caravaggio-di-ottavio-leoni-1621-firenze-biblioteca-marucelliana

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Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, è un pittore che nella sua breve carriera – ha lavorato in tutto meno di quindici anni – ha posto le basi per la pittura moderna ed è stato preso a modello da molti artisti del Seicento, in Italia e in tutta Europa, al punto da far nascere il termine ‘caravaggismo‘ per definire la sua influenza che si è protratta, con alterne vicende, sino all’Ottocento.

La sua vita, non meno intensa e interessante della sua arte, è stata breve e avventurosa, quasi fosse uscita dalla penna di Alexandre Dumas.
Incontri, duelli, amori, fughe, momenti di grazia artistica e una morte tragica (a soli 38 anni), conseguenza del carattere iracondo e della spada che portava sempre con sé, nonostante il divieto di portare armi.

Ma partiamo dal principio.
Appena tredicenne comincia la sua carriera artistica, andando a bottega dal pittore manierista Simone Peterzano, a Milano, dove rimane quattro anni studiando i Maestri lombardi e veneti del XVI secolo.
Dopodiché, per otto anni si perdono le sue tracce, fino agli inizi del 1596, in cui è documentato il suo arrivo a Roma.

Qui ama frequentare le osterie dei quartieri malfamati, di cui mostra nelle sue opere la realtà osservata e dove ridà dignità agli esclusi e ai poveri, facendogli impersonare Madonne, santi e angeli.

Basti dire come, ne ‘La morte della Vergine’ (1605-1606), a dare le fattezze alla Madonna sia il corpo di una giovane prostituta, annegata e ripescata dal Tevere.
O ancora di come la modella del dipinto della ‘Madonna dei Palafrenieri’ (1606) sia Lena, prostituta e amante dell’artista.
In particolare quest’ultima opera – commissionata per l’altare della compagnia dei Palafrenieri, nella Basilica di San Pietro in Vaticano – è rimasta esposta solo una settimana, prima di essere rifiutata, per via della rappresentazione troppo sensuale della Vergine, ritratta con le vesti in disordine e il seno prosperoso e scoperto e, quindi, ufficialmente poco gradita alla Curia.

Ragazzo-con-canestra-di-frutta, Caravaggio

Ragazzo-con-canestra-di-frutta, Caravaggio

Anche il protagonista del dipinto ‘Ragazzo con la canestra di frutta’ (1593) è un giovane incontrato in una delle tante osterie frequentate dall’artista, ritratto dal vivo, insieme a un canestro colmo di frutti di influenza leonardesca, con un’eco dei dipinti di Arcimboldo.

Grazie al realismo e naturalismo dei suoi soggetti Caravaggio cambia la pittura di genere, da sempre considerata un genere secondario, utilizzandola per rappresentare scene a tema religioso.

I lavori di Caravaggio sono ricchi di allegorie, simbologie e significati nascosti, che hanno più di un piano di lettura e necessitano di uno sguardo attento.

La cosa che, però, maggiormente lo contraddistingue è l’uso personalissimo della luce.

Le opere di Michelangelo Merisi colpiscono, infatti, per l’equilibrio tra luci e ombre, che otteneva collocando con cura delle lampade e candele dove posavano i modelli, così come farebbe oggi un bravo direttore della fotografia.

Non stupisce, quindi, che anche Vittorio Storaro – vincitore di tre premi Oscar come Direttore della fotografia per i film ‘Apocalypse Now’, ‘Reds’ e ‘L’ultimo imperatore’ – sia stato influenzato dai lavori di Caravaggio, tanto da dichiarare: “Dico sempre che siamo il risultato di quelli che ci hanno preceduto, chi si occupa di arti visive, è erede dei visionari. Io sono entrato a San Luigi dei Francesi e Caravaggio mi ha cambiato la vita. L’ ho osservato e ho cercato di capirlo, di comprendere come sia riuscito a separare l’umano dal divino, l’ombra dalla luce.”

La Buona ventura, Caravaggio

La Buona ventura, Caravaggio, Pinacoteca Capitolina di Roma

Ma Caravaggio, noto per lo più per il suo carattere iracondo, ha anche una vena ironica, come si può osservare
nell’opera ‘Buona ventura’ (esposto alla Pinacoteca Capitolina di Roma), dove un ragazzo dal cappello piumato e dal viso tondo e un po’ stupido, viene ingannato da una bella zingara dal sorriso finto che, con la scusa di volergli leggere il futuro, gli sfila l’anello dal dito.

Un aneddoto divertente, in relazione a questo quadro, è stato raccontato da Dario Fo, nel suo spettacolo teatrale dedicato a ‘Caravaggio, una mostra impossibile’ (2005), in cui ha ricordato, come l’immagine della ‘Buona ventura’ sia stata utilizzata come pubblicità per una famosa banca, al fine d’invogliare il pubblico a versare i propri risparmi, in cambio di una grande fortuna.
Peccato che, forse, i pubblicitari non sapessero che il vero significato dell’opera fosse un furto!

I bari, Caravaggio

I bari, Caravaggio

Una rappresentazione simile alla precedente la ritroviamo anche nell’olio su tela, ‘I Bari’ (1594-1595), dove vediamo un giovane ricco e ingenuo, non accorgersi che due bari lo stanno imbrogliando.

È proprio quest’opera a far guadagnare all’artista la stima del cardinale del Monte, che gli commissiona di dipingere la Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi.

Questo importante incarico è fondamentale nel cambiamento della tecnica pittorica di Caravaggio, anche se, nel 1606, il pittore è costretto a fuggire da Roma, per scampare alla decapitazione, per aver ucciso in una rissa Ranuccio Tommasoni.

Trova rifugio a Napoli e poi Malta, dove riesce a entrare nell’ordine dei cavalieri di San Giovanni, ma rimane anche qui per poco. In una rissa, infatti, ferisce un altro membro dell’ordine di grado più elevato e per questo viene imprigionato.

David con la testa di Golia, Caravaggio

David con la testa di Golia, Caravaggio

Lasciata Malta, braccato dai sicari del cavaliere ferito, ripara in Sicilia e poi di nuovo a Napoli dove, pero, viene raggiunto dagli uomini del suo nemico, che lo feriscono gravemente.

Ancora convalescente, Caravaggio decide di intraprendere un faticoso viaggio a Rom,a per invocare la grazia del pontefice, ma muore il 18 luglio 1610 sulla spiaggia di Porto Ercole, senza sapere d’aver ottenuto, qualche settimana prima, il perdono papale.

E proprio la città natale di Caravaggio torna ad omaggiare il grande artista.

Sino al 28 gennaio 2018 è, infatti, possibile visitare, al Palazzo Reale di Milano, la mostra-evento ‘Dentro Caravaggio’, con tele provenienti dai maggiori musei italiani e esteri, affiancate dalle rispettive immagini radiografiche, che consentono al pubblico di scoprire il procedimento creativo di Caravaggio, i suoi pentimenti, rifacimenti e aggiustamenti nell’elaborazione della composizione.

Tra le tantissime opere abbiamo scelto di prendere spunto per la nostra ricetta dalla tela ‘La cena in Emmaus’.

Cena in Emmaus, Caravaggio, National Gallery London

Cena in Emmaus, Caravaggio, National Gallery London

Del dipinto esistono, in realtà, due versioni, una del 1601, conservata alla National Gallery di Londra e l’altra datata 1606, oggi alla pinacoteca di Brera.

Noi abbiamo optato per quella custodita a Londra in cui, Cristo compare a Emmaus (un villaggio vicino a Gerusalemme), a due suoi discepoli, i quali non sanno della resurrezione di Gesù e lo riconoscono solo quando quest’ultimo benedice il pane.

La luce illumina e sottolinea i gesti drammatici dei protagonisti e le vesti colorate. Gesù con i capelli lunghi e senza barba, appare ringiovanito e per questo non subito riconosciuto dai discepoli.  Indossa un vestito rosso con un mantello chiaro su una spalla, mentre ha gli occhi socchiusi e le mani sospese nel gesto della benedizione del pane.

Nel dipinto sono presenti vari simboli. Il pane e il vino rappresentano il corpo e il sangue di Cristo e il suo sacrificio, così com’è considerato simbolo cristologico, anche l’ombra a forma di pesce che appare sulla tovaglia.

Il canestro colmo di frutti molto maturi è, invece, simbolo della fragilità dell’esistenza terrena. E mentre il pollo stecchito e l’uva nera rappresentano la morte, l’uva bianca significa invece risurrezione.

Ispirati dagli elementi della natura morta presenti nell’opera (il pollo, l’uva bianca e il pane) e dal carciofo, che richiama il carattere spinoso di Caravaggio – e il famoso episodio del 1604 in cui, il pittore, dopo aver ordinato un piatto di carciofi, li getta in faccia all’oste che l’aveva appena canzonato – ecco la nostra ricetta.

Bocconcini di pollo all’uva e carciofi di Caravaggio (servito con pane alle noci)

Pane alle noci ingredienti (per 4 persone)

img_20180108_152813400 gr. di farina
200 ml d’acqua tiepida
1/4 di un cubetto di lievito di birra
un pizzico di zucchero
1 cucchiaino raso di sale
80/100 gr. di noci sgusciate

Procedimento pane alle noci

Disponete la farina a fontana e mettete nel centro il lievito sbriciolato, lo zucchero e il sale. Aggiungete l’acqua e cominciate a impastare sino a che non otterrete un impasto liscio e compatto. Mettete la palla in una ciotola, copritela con un canovaccio e lasciate riposare per una mezz’ora.
Passato il tempo, prendete l’impasto lavoratelo nuovamente, aggiungendovi, poco per volta, le noci precedentemente tritate in maniera grossolana.

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Formate dei panini, poneteli su una teglia ricoperta con carta da forno e lasciate lievitare in posto tiepido per almeno un’ora.
Preriscaldate il forno a 180° per 10 minuti e infornate per 20/25 minuti.

Bocconcini di pollo all’uva e carciofi Ingredienti (per 4 persone)

pollo-uva-e-carciofi-1-ph-barbara-donzella500 gr. di petto di pollo
1 bicchiere di vino bianco
100 gr. di uva bianca
4 carciofi
1 spicchio d’aglio
Olio extra vergine d’oliva
Sale
Pepe

 

Procedimento

Tagliate il petto di pollo a cubetti di circa 3 cm.
Pulite i carciofi eliminando le foglie esterne più dure e la barba interna, quindi tagliateli a listarelle sottilissime.

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Versate in padella un filo d’olio extra vergine d’oliva con lo spicchio d’aglio e i carciofi e fate rosolare, regolando di sale.

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Infarinate i bocconcini di pollo e uniteli ai carciofi. Cucinate uniformemente per 5 minuti a fiamma vivace e aggiustate di sale e pepe.

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Sfumate con il vino bianco e, dopo qualche istante (se necessario mettete un goccio d’acqua),  aggiungete gli acini d’uva precedentemente lavati, asciugati, tagliati a metà e privati dei semi.
Lasciate cuocere altri 5 minuti, mescolando di tanto in tanto, sino a che il sughetto non si sarà ristretto.

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Prendete i panini, tagliate la calotta e rimuovetene la mollica. Riempite ogni panino con i bocconcini, servite e buon appetito!

 

idea, testo, realizzazione e foto di Barbara Donzella

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1 commento

  • Marius scrive:

    Veramente molto interessante l’accostamento e la ricerca della “CUCINA” nell’Arte ed nella Storia. La fluidità di linguaggio, la ricchezza storiografica della vita e delle opere del Caravaggio rendono oltremodo piacevole questa lettura. La vera genialità dell’autore si esprime così bene, nella sua interezza, nella elaborazione delle ricette culinarie ispirate, proprio, dalle opere dell’Artista. COMPLIMENTI PER IL SUO LAVORO

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