“Una Chance fa la Differenza”. Parola di Richard Bernstein, giudice della Corte Suprema degli U.S.A., non vedente

12 dicembre 2018 | commenti: Commenta per primo |

Richard Bernstein, il primo giudice cieco dalla nascita, eletto alla Corte Suprema di Giustizia per lo stato del Michigan.

Immagini Pixabay sotto licenza Creative Commons CC0

A quanti sarà capitato di camminare su uno dei tanti marciapiedi dissestati o trovarsi davanti all’ascensore di una stazione della metro fuori uso?

Piccoli inconvenienti?! Bene! Allora provate a cambiare la vostra prospettiva e pensare di dovervi muovere su una carrozzina o con l’ausilio di un paio di stampelle, o ancora, di non riuscire a vedere dove state andando per problemi alla vista!

Ecco, di colpo, questi “fastidi” diventano ostacoli, barriere architettoniche che non permettono la completa mobilità.

Mancanza di scivoli per le carrozzine, buche stradali e nei marciapiedi, carenza di linee di superficie dei mezzi pubblici attrezzate con pedane funzionanti (e relativo personale non adeguatamente preparato), stazioni della metro prive di ascensori – e quando esistenti, spesso, non funzionanti – senza contare l’assenza di mappe tattili, di annunci in voce di prossima fermata dentro i mezzi e di annunci di linea fuori le vetture, sono solo alcune delle problematiche che trasformano le strade in fonti di pericolo.

Questa premessa ci serve per mostrare come esista un universo, a volte invisibile alla maggior parte dei cittadini, fatto di ostacoli insormontabili per le persone con disabilità che, spesso, le porta a isolarsi, precludendosi la possibilità di un ruolo attivo nella società.

Il giudice statunitense Richard Bernstein

E se pensate che un grande centro urbano, come può essere quello di Roma o di altre metropoli, sia impossibile da rendere accessibile e che le persone con diversi tipi di disabilità si debbano “arrangiare” perché “Si sa, le cose vanno così!”, evidentemente non avete ancora sentito la storia del giudice Richard Bernstein.

Pochi giorni prima della “Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità”, abbiamo, infatti, avuto il piacere di presenziare al convegno organizzato dall’Ordine degli Avvocati di Roma, dal titolo: “L’impatto della giurisprudenza per l’abbattimento delle barriere culturali e architettoniche. Esperienze e prospettive U.S.A./Italia, verso la Giornata Internazionale di persone con disabilità”.

Tra i relatori – insieme all’Avv. Antonino Galletti, consigliere tesoriere dell’Ordine degli avvocati di Roma e alla giornalista, storica e traduttrice, Dott.ssa Amy Rosenthal – era presente anche il Dottor Richard H. Bernstein, Giudice statale U.S.A. presso la Corte Suprema del Michigan.

Il togato americano, non vedente dalla nascita, ha portato la propria testimonianza professionale e di vita, raccontando la dedizione e perseveranza necessari per giungere a ricoprire il proprio ruolo.

Io come non vedente ci metto cinque volte di più del tempo per lavorare. Io non uso il (sistema di lettura) braille perché il materiale è troppo corposo, così devo  memorizzare tutti e 26 i casi giudiziari che ogni settimana dobbiamo affrontare. In genere passo 12-15 ore al giorno per imparare ogni causa, per poi poterla discutere”, ha detto il giudice Bernstein.

Ricordiamo che negli U.S.A. i giudici della Corte Suprema (7 per ogni Stato) vengono eletti dalla popolazione dello Stato in cui concorrono, che nel Michigan conta oltre 9 milioni di abitanti.

La cosa grandiosa è che la scelta è stata lasciata alla gente del Michigan, che ha creduto in me e ha pensato che, dopo le sfide affrontate con la mia disabilità, potessi capire i loro problemi” ha spiegato con giusto orgoglio il giudice statunitense.

Ma se pensate che il suo sia “solo” il frutto di uno spirito ostinato, sbagliate di grosso, perché come ha raccontato: “Io ho avuto vicino la mia famiglia e anche un insegnante. E’ importante avere un insegnante che sia disposto a lavorare con te. SE QUALCUNO TI DÀ UNA CHANCE QUESTO FA LA DIFFERENZA. Le persone con una disabilità hanno una forza interiore incredibile perché non hanno altre opzioni”.

Queste parole fanno capire perché, una volta laureatosi, abbia preso a cuore i problemi dei deboli e dei portatori d’handicap.

Il giudice Richard Bernstein a Roma

Ho portato avanti una battaglia legale per 7 anni a Detroit, perché il 60% degli autobus era senza pedane per disabili. C’erano persone in carrozzina che dovevano aspettare ore al freddo, per riuscire a salire su un mezzo attrezzato. Oggi , invece, tutti i mezzi sono stati rinnovati e il personale addestrato”.

Anche per quanto riguarda il trasporto aereo “Prima era difficile volare per le persone disabili. Le compagnie non volevano volassero con loro, perché costavano troppo. Erano un inconveniente per loro. Alla fine, però, lavorando, abbiamo fatto in modo che tutte le compagnie e gli aeroporti si conformassero agli standard richiesti”.

Il giudice Bernstein, insomma, trasformando la propria disabilità in una chance, ha dimostrato che la cecità non impedisce di affrontare la vita, ma che, anzi, l’impegno profuso nel superare gli ostacoli, permette di diventare protagonisti del cambiamento.

Perché come gridava Rocky, nel film “Rocky IV”: “Se io posso cambiare, e voi potete cambiare… tutto il mondo può cambiare!

Testo di Barbara Donzella

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