Rientro dalle ferie

11 settembre 2019 | commenti: Commenta per primo |

Perchè non proibire il rientro dalle ferie?

Avvenente, abbronzato, riposato dopo tre o quattro settimane di ferie. Ma come vive in realtà il rientro al lavoro il “dipendente tipo”? E’ vero che la cosiddetta sindrome da ritorno colpisce i 3/4 dei lavoratori? La depressione è un segnale collegabile a questo tipo di disagio? Si sa da sempre che la fine dell’estate è accompagnata da una sottile malinconia naturale. E’ stata effettivamente confermata la prevalenza di stati d’animo negativi nell’autunno, anche nella popolazione normale. Maggiore affaticabilità, minori capacità di concentrazione, più facile irritabilità associate ad una riduzione delle ore di sonno sono i ‘malesseri’ più diffusi.

Settembre è il mese della verità. Almeno per quel che riguarda il profilo post-vacanziero. Ma per comprenderlo meglio vediamo che cosa accade nei mesi immediatamente precedenti. Maggio è notoriamente il mese delle rose, il mese in cui il risveglio della natura si completa ed il sole si affaccia caldo sull’estate. Per questo motivo può considerarsi, a buon titolo, “il sabato del villaggio del lavoratore”. Il fatto di sapere che “domani” ci sarà un periodo di festa e di vacanze da trascorrere con la famiglia e gli amici, rallegra l’animo.

Spesso il mese di giugno è ricco di appuntamenti di lavoro, di iniziative che a ridosso della pausa estiva impegnano seriamente chi lavora, compreso il personaggio del nostro racconto, che per comodità identificheremo con il nome maschile più diffuso in Italia: Francesco.

Ma a giugno la fatica non si fa ancora sentire, nonostante egli lavori ininterrottamente da un anno, perchè per Francesco è ancora “il sabato del villaggio”.

Poi cominciano le vacanze di luglio o di agosto che si possono dividere in 3 parti. La prima di riposo e di sonno per recuperare le forze e per smaltire la stanchezza accumulata in 11 mesi passati in ufficio tra pratiche, colleghi e direttori…

Successivamente viene la parte che stimola a muoversi, conoscere, accrescere la propria cultura e tutto ciò che risulta difficile da fare durante l’inverno: le gite, le visite ai musei, la lettura di beni libri, dello sport, frequentare la compagnia di piacevoli amici opportunamente selezionati.

La terza parte è quella dell’angoscia. la consapevolezza dell’imminenza della ripresa della routine, mette a dura prova anche il più coriaceo degli stakanovisti. E qui cominciano a dare i numeri. Sapete qual è la percentuale di lavoratori che, come il nostro amico Francesco, rientrano stressati dopo le ferie? Ben il 74% . Per tre persone su quattro dunque, chi in forma più leggera, chi in forma acuta, il rientro dalle vacanze si trasforma in un incubo, tanto più se si abita in una grande città.

Nelle metropoli, infatti, si ammala in media il 63% dei cittadini, contro il 24% delle città di provincia e il 13% dei paesini. Non solo. Ma due soggetti su tre dichiarano di esserne colpiti “abbastanza facilmente”, l’11% di “soffrirne da sempre”, il 19% di esserne stato vittima “qualche volta” e solo il 7% afferma di esserne immune.

I più colpiti (56% del campione) sono gli insegnanti 30-50 enni di sesso maschile. Depressione in agguato anche per le donne, afflitte dalle corse per accompagnare e andare a prendere i figli (35%), dalle poche soddisfazioni sul lavoro e dal gestire contemporaneamente la casa (23%) e dal fatto che rispetto all’anno prima non sia cambiato niente (16%). La sindrome pre-autunnale sembra comunque colpire principalmente le casalinghe con (34%) e senza figli (27%).

Ma quali sono i principali motivi del rifiuto di riprendere il solito tran – tran? Risultano insopportabili il traffico, il panino per pranzo (dopo i luculliani pasti a base di fettuccine ai funghi porcini e pesce alla brace) ma soprattutto la consapevolezza che per parlare nuovamente di Relax, con la R maiuscola, si dovrà attendere ancora un anno!

 

di Stefano Quagliozzi

Direttore Responsabile

 

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