Rischio Idraulico X Municipio

7 novembre 2018 | commenti: Commenta per primo |

Risanamento e mitigazione del rischio idraulico nel X municipio

Presso l’auditorium del plesso scolastico “Mozart” all’Infernetto sul tema “Risanamento e mitigazione del rischio idraulico nel X municipio” si è svolta una serata di approfondimento, organizzata dal Coordinamento Sicurezza Idraulica (CSI). L’incontro è stato organizzato in collaborazione con il Consorzio di Bonifica Tevere Agro Romano (CBTAR). Lo scopo è stato di dare la massima diffusione alle risultanze dello studio commissionato da Roma Capitale all’Università Roma Tre.

125 km2, questa è l’estensione del X Municipio di Roma; di poco inferiore all’estensione del territorio comunale di Milano.

Una grande parte di questo vasto territorio, prospiciente la costa, un tempo era occupato da paludi ed era regno indiscusso della zanzara anofele

Le opere di bonifica presero il via nel 1884 con la realizzazione di canali e l’inserimento di idrovore. Nel corso degli anni, si giunse a quello che è l’attuale assetto della rete di sollevamento e di deflusso delle acque che, schematicamente, si può suddividere in 3 bacini.

  1. Bacino delle Acque Alte il cui drenaggio avviene per gravità nel Mar Tirreno attraverso il Canale Palocco.

2) Bacino delle Acque Medie che drena anch’esso verso il mare attraverso i Canali di Dragoncello , della Lingua e dei Pescatori.

3) Bacino delle Acque Basse che si suddivide in acque superiori ed inferiori al livello dl mare (fig.2).

Il drenaggio di queste ultime avviene attraverso gli impianti idrovori di Ostia, Ostia 1, Ostia 2, Bagnolo e di Tor San Michele. Di questi le acque sono sollevate, rispettivamente, fino al Canale dei Pescatori, al Canale di Ponente, al Canale Ostiense, al Canale di Bagnolo e al Canale di Tor San Michele.

Allagamenti e studi in corso

La frequenza con la quale si verificano gli allagamenti in questa vasta area (ogni 15 anni circa le precipitazioni superano i 100mm, ma bastano anche 70 mm perché si verifichino episodi di allagamento) e la pressione relativa all’incremento del tessuto urbano, conducono alla necessità di attualizzare la totalità della rete di bonifica oramai obsoleta e poco efficiente.

In questo contesto si colloca il lavoro , conclusosi dopo 8 anni di studio, prodotto dal Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi Roma Tre su commissione del SIMU (Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana di Roma Capitale). Il progetto stato presentato dal Prof. Mancini nell’ambito dell’incontro tenutosi il 26 ottobre presso l’ I.C. W.A. Mozart.

Il lavoro, nei primi 4 anni, è consistito nell’acquisizione dei dati di base attraverso rilievi dettagliati lungo tutta la rete di drenaggio delle acque. In questi modo sono stati definiti dei modelli previsionali che potessero simulare l’entità e l’estensione degli allagamenti in relazione a diversi tempi di ritorno partendo da 5 anni fino a 200 anni.

Tale studio,intrapreso prima sulle Acque Alte e chiuso quest’anno con lo studio delle Medie e della Basse, restituisce una visione puntuale e completa dell’attuale assetto idraulico delle aree a rischio nel X Municipio. Inoltre  definisce gli interventi necessari alla messa in sicurezza del territorio. Ciò secondo una scala di priorità stimando anche il costo degli interventi e definendo una analisi costi/benefici.

Di fondamentale importanza nello studio è stata la valutazione delle dinamiche di allagamento

Non solo in funzione dei fenomeni legati al bacino imbrifero, ovvero quella porzione superficiale di territorio sul quale scorrono, per gravità, le acque, ma anche relativamente al bacino idrogeologico. Ovvero alla distribuzione sotterranea dei terreni che ospitano la falda acquifera il cui flusso non è legato solo alla gravità ma anche alla caratteristiche chimiche e fisiche del substrato.

In concomitanza di stagioni particolarmente piovose (e quindi con maggiore ricarica della falda acquifera) anche in occasione di piogge limitate si è assodato che le acque pompate dalle idrovore sono superiori a quelle piovute. E’  verificata, quindi, la compartecipazione delle acque profonde negli episodi di esondazione.

Il bacino idrogeologico ha un’estensione molto più ampia del bacino imbrifero e gli impianti di sollevamento delle acque furono dimensionati in funzione del solo afflusso delle acque meteoriche.

Al fine di ricostruire queste complesse interazioni tra sistema sotterraneo e superficiale, sono state restituite centinaia di simulazioni fino a definire gli interventi da porre in essere alcuni dei quali sono già stati effettuati o sono in corso di attuazione.

La “filosofia” di risoluzione presentata nello studio è essenzialmente quella che il Prof. Margaritora definì già nel 1987 in un suo studio. Questo studio prevedeva una serie di interventi mirati fondamentalmente alla realizzazione di nuovi impianti di sollevamento. Impianti che servono a potenziare gli esistenti, alla disconnessione del Bacino delle Acque Alte e alla realizzazione di vasche di laminazione.

Nello studio attuale si identificano 110 interventi. Per ognuno dei quali sono stati definiti il rapporto costi/benefici, la pericolosità del territorio interessato dall’intervento, la vulnerabilità ed, infine, la priorità.

L’intervento considerato a priorità 1, propedeutico a qualsiasi altro intervento, consiste nella realizzazione di una vasca di laminazione delle acque del Canale Palocco.

Gli invasi di laminazione sono un “ammortizzatore” idraulico in quanto trattengono temporaneamente i volumi delle acque al fine di ridurre le portate di piena dei canali entro limiti prefissati.

L’area risultata più idonea alla realizzazione della prima vasca di laminazione è in zona Madonnetta. Non è urbanizzata e attualmente è occupata da terreni incolti. Si fa presente che una vasca di laminazione non è sinonimo di palude con acque stagnati. E’ bensì un’area, opportunamente attrezzata, che ospita solo temporaneamente le acque e che può acquisire anche una valenza multiscopo.

Il costo complessivo di tutti gli interventi previsti, compresi gli espropri, ammonta a 150.000.000 di euro. Anche i costi di manutenzione di tutte le opere passeranno da 4.000.000 annui a circa 15.000.000 di euro all’anno.

Nel Lazio sono stati già stanziati 1.900.000 euro per 11 progetti relativi ad interventi da attuarsi per mitigare il dissesto idrogeologico. Tra questi, 4 interessano l’area in esame e consistono nella ricalibratura della rete consortile, la messa in sicurezza dell’influente M del Canale Palocco in località Infernetto, la sistemazione idraulica dei canali di Bagnolo e Pantano e la ricalibra tura dell’influente C del Canale Palocco.

La scala di priorità definita nello studio indica, però, che qualsiasi intervento condotto prima della realizzazione della vasca di laminazione del Canale Palocco, sarebbe inefficace o addirittura, in alcuni casi controproducente.

Oggi grazie al Decreto segretariale n. 58 del 22 dicembre 2016, emesso dall’Autorità di Bacino fiume Tevere, ampie zone del territorio sono classificate al massimo livello di rischio.

Questo provvedimento, se da una parte ci conferma il rischio che corriamo, ha creato sacrosante limitazioni e adempimenti per le nuove edificazioni. Ma dall’altra consente di creare i presupposti tecnico – amministrativi per poter accedere ai necessari finanziamenti ora che, grazie a questo studio, la strada della messa in sicurezza è tracciata.

a cura della dott.ssa Paola Campolunghi – Geologo

Coordinamento Sicurezza Idraulica X municipio

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