Roma come Hamelin?

20 febbraio 2019 | commenti: Commenta per primo |

Chi di voi ricorda la favola dei fratelli Grimm dal titolo: “Il Pifferaio Magico”?

Tra le giovani generazioni questa fiaba è sicuramente meno in voga rispetto a chi ha qualche anno di più e non ha subìto le influenze dei manga giapponesi o delle più recenti storie dei “Transformer”, resi celebri da saghe cinematografiche costruite in serie.

Sebbene tra le favole di Jacob e Wilhelm Grimm non sia quella che mi ha maggiormente entusiasmato (tanto che evitavo di raccontarla a mio figlio quando era piccolo) è innegabile che abbia un forte impatto per la storia raccontata e, ahimè, per l’atroce fine che fanno tutti i bambini portati via per vendetta da un pifferaio – con grande disperazione di genitori e nonni – e vittime di un incanto, che li portò a continuare la loro vita all’interno di una montagna ricca di giochi ma che non lasciava loro la facoltà di scegliere se rimanere lì a divertirsi o se tornare ai propri affetti.

Al di là dell’amaro che lascia in bocca questa storia, peraltro non a caso scritta da rappresentanti del popolo teutonico, notoriamente votato a fare da sempre del rigore una bandiera, la storia comincia – come qualcuno ricorderà – con l’invasione di topi nella cittadina di Hamelin.

Perché ho voluto ricordare questa fiaba?

Perché da diversi anni anche Roma rischia di diventare, anzi forse lo è già, la capitale dei ratti. Si stima che ve ne siano 15 milioni, alcune fonti sostengono anche il doppio, di sicuro un numero altissimo che non lascia tranquilli gli abitanti della città eterna.

Certo le crisi vissute a più riprese dalla società municipale per l’ambiente, spesso non hanno aiutato smaltimenti e rimozioni tempestive dell’immondizia dalle strade dei quartieri cittadini.

Una delle conseguenze del proliferare dei ratti, potrebbe essere anche uno stazionamento eccessivo nei cassonetti. Sta di fatto che ai giorni nostri, scorribande di pantegane di dimensioni abnormi, sono sotto gli occhi di tutti.

Qualcuno, sempre più di frequente, li immortala con i telefonini in filmati, mentre corrono o mangiano sui marciapiedi e sulle strade, e poi li mette in rete per il ribrezzo di chi si trova a vederne le gesta.

C’è da dire che anche il mondo animale sta subendo mutamenti.

Una volta i gatti andavano a caccia di topi. A ridosso delle città anche gufi, allocchi o barbagianni erano impegnati a contenere la crescita a dismisura dei roditori, poiché rientravano – per natura – nella loro dieta.

Oggi i pochi gatti che ancora mantengono l’istinto di cacciare un topo, in città come Roma il più delle volte si ritrovano davanti le loro storiche prede che però pesano quanto loro se non di più e questo aspetto, tutt’altro che trascurabile, induce sempre più spesso i felini a desistere dall’attacco, per i seri rischi che questa strategia, “sebbene dettata dalla natura”, presenterebbe per la loro incolumità.

I volatili citati, notoriamente cacciatori di topi, difficilmente vivono in città tra smog e piogge acide.

Si sono adattati, invece, a questa vita inquinata e malsana i gabbiani, che proliferano a Roma sorvolando le discariche in periferia e lungo il letto del Tevere, al centro, somigliando sempre più a uccelli preistorici con stazze da peso massimo e aperture alari degne di un jumbo.

Ebbene questi animali, vere pattumiere mangiatutto, gradiscono anche i tanti roditori che infestano il greto del fiume e le discariche, consumando i loro pasti ovunque, spesso anche sui tetti delle auto in sosta.

Si è superato ogni limite quando la Polizia ha sgomberato 700 studenti dei licei romani dal Cinema Barberini, durante la proiezione di un film sulla Shoah, nel giorno della memoria, a causa del ritrovamento di topi morti in sala.

Vedendo e sentendo queste shoccanti notizie, sarebbe opportuna una vera, seria e definitiva derattizzazione della città per una questione d’emergenza igienico-sanitaria che il Comune di Roma e la stessa Sindaca Raggi dovranno mettere in conto ancor prima del risanamento della viabilità, con la copertura delle famose “buche capitali”, per non essere costretti a convocare, prima o poi, il Pifferaio di Hamelin.

di Stefano Quagliozzi

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Immagini Pixabay in Creative Commons CC0

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