Una rondine farà ancora primavera?

3 aprile 2019 | commenti: Commenta per primo |

La rondine da sempre simbolo della stagione.

foto © F. Cilea

La rondine, animale simbolo della primavera e della migrazione, ha da sempre esercitato un grandissimo fascino sull’uomo.

Da oltre duemila anni, infatti, questi uccelli fanno parte della nostra cultura, basti pensare al noto proverbio italiano “una rondine non fa primavera”.

Pochi sanno che si tratta di una frase di Aristotele, tratta dal saggio Etica Nicomachea, diventata col tempo uno dei proverbi italiani più conosciuti: ci invita a non tirare conclusioni affrettate badando solo alle apparenze.

Questo simpatico volatile si nutre in gran quantità di piccoli insetti, in particolare mosche e zanzare, che cattura in volo con grandissima abilità, rappresentando quindi un insetticida naturale utilissimo all’uomo.

I numeri della rondine

foto © Luca Villa

La Rondine è lunga circa 18-19 cm, con un’apertura alare di 32-35 cm e un peso variabile tra i 16 e i 25 grammi e, durante le migrazioni per raggiungere i luoghi di svernamento e nidificazione, può arrivare a coprire distanze pari ad 11.000 chilometri, attraversando il Mediterraneo ed il Sahara.

Frequenta molti tipi di ambienti, ma ama soprattutto quelli aperti, come campi coltivati, prati e pascoli.
Malgrado l’affetto provato nei confronti di questo animale, negli ultimi decenni il numero di rondini è fortemente diminuito, proprio a causa dell’azione umana.

I pericoli

foto © Luca Villa

Le rondini, come molte delle specie di uccelli legate alle campagne, hanno infatti risentito degli effetti negativi provocati dal dilagare dell’agricoltura intensiva, che ha fortemente modificato il paesaggio agricolo italiano ed europeo e provocato la scomparsa di quegli elementi, quali siepi e fossi, che rappresentavano le zone di caccia preferite da questi uccelli.

Altri rilevanti pericoli per questa specie sono rappresentati dai pesticidi e dalle ristrutturazioni degli edifici di campagna, che cancellano molti dei tradizionali siti di nidificazione.

In aggiunta a ciò, si consideri che, in Africa, la desertificazione ed i pesticidi colpiscono le popolazioni di rondini anche nei luoghi di svernamento, mentre i mutamenti climatici e lo stravolgimento delle stagioni hanno effetti evidenti sulle loro abitudini e modalità di svolgimento delle migrazioni.

L’importanza della studiosa Rachel Carson

foto © di Ugo Battistella

La nascita del movimento ambientalista “moderno”, sostanzialmente identificabile con i dibattiti sorti, negli anni ’60, negli strati più sensibili della società nordamericana ed europea, a seguito dei gravi effetti inquinanti provocati dallo sviluppo industriale, ricevette un impulso determinante da un tema legato proprio alle rondini, con la pubblicazione, nel 1962, del libro “Silent spring”, da parte della biologa marina statunitense Rachel Carson, la quale denunciava il massiccio uso dei pesticidi ed i relativi effetti devastanti per l’uomo e l’ambiente naturale (“la silenziosità della primavera”, titolo dell’opera, è infatti il risultato della scomparsa delle rondini provocata dall’utilizzo dei veleni in agricoltura).

Il libro della Carson suscitò numerose polemiche, riuscendo ad appassionare al tema anche la gente comune, timorosa per la propria salute ed incoraggiò l’emanazione di una prima serie di provvedimenti legislativi orientati alla tutela dell’ambiente (tra cui il divieto di utilizzo del DDT).

Ma cosa possiamo fare di concreto per migliorare la situazione delle rondini in Italia?

foto © di Ugo Battistella

A livello individuale, molto importante, nelle campagne, è non realizzare ristrutturazioni dei vecchi edifici che vadano, in qualche modo, a limitare la presenza di questa specie, tanto meno distruggerne i nidi (cosa peraltro vietata dalla Legge, a Roma ed in oltre 100 comuni italiani anche quando non occupati, grazie alla delibera salvarondini promossa dalla Lipu).

Per limitare eventuali disagi provocati dagli escrementi prodotti da questi animali, è sufficiente collocare una tavoletta di legno sotto al nido, da ripulire quando le nostre amiche rondini saranno ripartite per l’Africa.

Un piccolo aiuto può anche venire dalla collocazione di nidi artificiali che sopperiscano, in qualche modo, alla crescente carenza di siti idonei alla loro nidificazione, mentre, da consumatori, sono sempre da preferire prodotti provenienti da agricoltura biologica, maggiormente rispettosi della biodiversità.

Piccoli suggerimenti che ciascuno di noi può mettere in atto, un tentativo per provare a garantire un futuro sereno a questi meravigliosi abitanti dei cieli, affinché le primavere non siano mai più silenziose.

di Alessandro Polinori
Responsabile CHM LIPU Ostia – Consigliere Nazionale LIPU

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