Si torna a scuola

15 settembre 2020 | commenti: Commenta per primo |
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Settembre è il mese del ritorno a scuola…

e già questa frase apre un mondo di perplessità ed interrogativi. Perché tutti ci chiediamo come sarà la scuola del post-lockdown e nessuno sa darsi risposte.

Innescata dalla miriade di notizie che arrivano dai diversi canali di comunicazione, la fantasia spazia libera immaginando gli scenari più disparati: le entrate contingentate, i termoscanner e le mascherine, i banchi con le rotelle o a posto singolo, la didattica in presenza o a distanza, in modalità sincrona o asincrona…

Nonostante la competenza digitale sia una delle 8 competenze chiave per l’apprendimento permanente a cui fa riferimento la normativa scolastica (Raccomandazioni Europee del 2006 e 2018; D.M. n.139/2007), è stato a tutti chiaro come la scuola italiana fosse indietro in questo ambito quando si è trovata, a marzo 2020, di fronte ad una chiusura imprevista, a dover ripensare con grandi difficoltà a tutta l’attività didattica in modalità online.

È riuscita a superare questa sfida?

I pareri sono discordanti: certamente c’è stato un grande impegno da parte dei docenti, certamente la scuola ci ha provato intensamente, forse in alcune situazioni ci è riuscita e in altre meno. Come, per esempio, nel caso dei ragazzi più fragili: quelli che usufruivano del sostegno, quelli con situazioni economiche e sociali più complicate.

Credo sia impossibile emettere un giudizio omnicomprensivo ed assoluto riguardo a questo tema. Quello che personalmente mi sento di dire è che, in un momento di immane confusione e sconcerto, sicuramente gli attori principali (dirigenti, docenti, famiglie) hanno fatto tutto quello che erano in grado di fare e che questa esperienza va considerata come un primo step dal quale ripartire con riflessioni critiche e creative: rispetto alla vita nella scuola in generale, rispetto alla didattica e rispetto alla relazione educativa.

Ma, adesso, ritorniamo al 14 settembre e a cosa succederà.

Nel mio doppio ruolo di docente di sostegno e psicoterapeuta mi sto facendo anche io mille e mille domande. Come insegnante di sostegno mi dico: non lo so, non so dove lavorerò e con chi lavorerò, non so come lavorerò e quindi vivo un’attesa fatta di ansie e di confusione.

Come psicoterapeuta che lavora molto con bambini, ragazzi ed adolescenti mi rifaccio a quello che da loro ho ascoltato e con loro ho condiviso e quindi posso affermare che tutti (e sottolineo tutti) hanno voglia di ritornare a scuola, di ritornare in classe.

Starete pensando che sia scontato, questo bisogno di ritorno alla normalità… di sicuro lo è ma c’è anche qualcosa di più.

Si tratta di bisogni più profondi: il bisogno di relazione che diventa parte integrante di quel bisogno di riconoscimento (Eric Berne) del quale ho scritto già diverse volte in passato.

Oppure il bisogno sociale di appartenenza che comprende affetto, amicizia ed intimità al quale fa riferimento Abraham Maslow (1954) nella sua Piramide dei Bisogni.

Questi bisogni si sono potuti soddisfare “a distanza”?

Non lo so, se lo chiedessi ai “miei” ragazzi sono certa che mi risponderebbero di no. Cioè, si può fare, lo hanno fatto in questi mesi… ma una parte consistente manca: mancano gli sguardi, i colori, i profumi, i sorrisi, le chiacchiere, la vicinanza, anche i rimproveri. Hanno necessità di tutto questo e ne sentono la mancanza.

Certamente questi bisogni si declinano in modo diverso a seconda delle età degli alunni, pur appartenendo a tutti: mi faccio l’idea che i ragazzi più grandi sappiano darsi spiegazioni e abbiano risorse maggiori per trovare modalità ulteriori di vivere la relazione, sappiano essere più resilienti e tollerare meglio la frustrazione, magari supportati da validi docenti che vogliano anche loro ripensarsi all’interno di una relazione didattico-educativa che ha inevitabilmente da modificarsi, per cui magari meno cristallizzata intorno al discorso “svolgimento del programma” e più attenta al dialogo, al confronto, all’accoglienza di difficoltà e paure.

Per i bambini, invece, il discorso si complica.

La mia nipotina più piccola inizierà il suo percorso alla scuola primaria e io mi chiedo con preoccupazione (come sono certa se lo stiano chiedendo tutti i genitori dei bambini della scuola materna e primaria) come vivrà questa esperienza così importante della sua vita.

Ho lavorato diversi anni nella scuola primaria, come assistente educativa, e conosco la realtà dei bambini che arrivano nella classe prima: è tutto un gocciolare e soffiare di nasini, di starnuti in faccia, di accompagnare in bagno, di giocare vicini, di strofinamenti, abbracci e baci. Sono piccoli, sono richiedenti, hanno bisogno di vicinanza e di accudimento materno. La maestra non è solo quella che ti insegna a leggere e a scrivere ma colei che ha da svolgere funzioni di maternage, importantissime perché li introducono ed accompagnano nel loro ingresso nella “scuola dei grandi”.

Inoltre, in psicologia parliamo di identificazione primaria e secondaria: è un meccanismo psichico centrale per la costituzione dell’identità personale e rappresenta quel processo mediante il quale un individuo costituisce la propria personalità assimilando uno o più tratti di un altro individuo e modellandosi su di essi.

L’identificazione primaria avviene con le figure principali di attaccamento: è quella del neonato con la madre che è la prima e più importante persona nella vita del bambino. In questo primissimo stadio il bambino non è in grado di distinguere sé stesso dalla madre.

Il processo di distinzione avviene mano a mano, con la crescita: in questa fase si realizzano quei processi di identificazione secondaria (per primo con il papà e poi di seguito con tutti gli altri), intesi come processi di relazione e modellamento con un oggetto esterno di cui si riconosce l’identità distinta da sé.

È chiaro dunque come gli insegnanti, le maestre (o maestro) della scuola materna e poi primaria, rivestano un ruolo importantissimo nei processi di identificazione secondaria del bambino che esce dal nucleo familiare e si confronta con realtà differenti dai propri genitori, che gli danno il “segnale” che sta crescendo, che sta diventando una persona ben distinta e che, sempre più, potrà scegliere in quali tratti identificarsi e far aderire a sé, alla costruzione della propria identità.

E questa è la domanda: sarà possibile, per i docenti, assolvere a tutte queste importantissime funzioni, con il distanziamento sociale, con la mascherina, con il contingentamento, nella scuola ai tempi del Covid?

Onestamente, la risposta a questa domanda non ce l’ho. Ma ho una certezza: l’attuale momento storico è uno di quei momenti in cui (come diceva Viktor Frankl e come ho scritto nel mio ultimo articolo di Luglio 2020) la vita ci interpella e noi dobbiamo rispondere realizzando i famosi valori. Di creatività (homo faber) e sicuramente docenti e genitori avranno da essere molto creativi per accompagnare e sostenere i loro alunni-figli e valori di atteggiamento (homo patients): la vita ci pone di fronte ad una grande sfida pedagogica e ci chiede di trovare il modo di dare una risposta, riuscendo comunque a soddisfare i bisogni di relazione, riconoscimento ed appartenenza dei bambini (e ragazzi) che a settembre tornano a scuola.

In bocca al lupo a tutti noi.

 

Dott.ssa Giulia Migani

Psicologa – Psicoterapeuta

Analista transazionale socio-cognitiva

Mediatore Feuerstein Basic e Standard I livello

Associazione Hikikomori Italia Onlus – Area psicologica Referente Roma Sud

EMAIL: giuliamigani@yahoo.it Cellulare: 338 3839479

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