Intervista a Silvia Giannetti, la regina italiana della Dakar

6 febbraio 2019 | commenti: Commenta per primo |

Intervista a Silvia Giannetti, campionessa internazionale di motorally e unica italiana a salire sul podio nelle gare Dakar, portandole a termine.

Questa settimana abbiamo il piacere di ospitare sulle proprie pagine Silvia Giannetti, atleta e pilota di Enduro, con alle spalle 3 Rally di Tunisia, 3 Rally di Marocco (vincitrice nella Cat. Lady), 3 Rally dei Faraoni (vincitrice nella Cat. Femminile), 1 Rally di Sardegna e 1 Rally di Dubai, ottenendo il 4° posto.

Ma non è tutto, perché la tenacia e la preparazione l’hanno portata, nel 2010, a partecipare alla prestigiosa Dakar “Argentina-Cile” arrivando 2^ nella sua categoria e piazzandosi, nel 2011, in un’ottima terza posizione.

Inoltre Silvia ha ideato il Social Tour Perù, un’iniziativa nata dalla voglia di conoscere il Perù e da un contatto che le ha permesso di conoscere Fairtrade International, di cui tra le altre cose ora è diventata testimonial.

Silvia ci ha raccontato poi di essere riuscita a raccogliere 6 mila euro con la vendita di bandane realizzate dall’azienda Smotard di Torino e che quei soldi sono stati utilizzati per acquistare materiale didattico per le scuole delle comunità native di Satipo come tavoli, sedie, ponchi, stivaletti, zaini, quaderni…

Questa esperienza l’ha portata anche a conoscere gli indigeni della Foresta Amazzonica, dando aiuto ai campesinos, contadini di piccole cooperative della Selva Central e di Satipo, che si recano a lavoro nelle coltivazioni di curcuma e zenzero con piccoli motorini senza protezioni, ai quali ha portato caschi, protezioni per la schiena, ginocchia, braccia, guanti… e a cui naturalmente ha elargito piccoli insegnamenti di guida!

Ciao Silvia e grazie per aver accettato il nostro invito. Ti hanno definito la Signora della Moto, ti ci ritrovi in questa definizione?

Signora nell’anima più che nello sport . Purtroppo io ho corso poco. La vera signora della Dakar è una sola, la spagnola… la professionista pilota ufficiale della KTM (Laia Sanz, ndr).

Io sono signora per l’età (siamo a 47) e signora nel cuore. Ho sempre portato donazioni ai bambini africani in ogni allenamento, anche 6 all’anno. In Tunisia mi vogliono bene e mi conoscono tutti.

Mi sento una signora perché ho avuto Fabrizio Meoni come maestro e Fabrizio Mugnaioli come compagno di allenamento. Mi sento una signora perché con coraggio, forza, determinazione e concentrazione e, perché no, un pizzico di fortuna, ho portato a termine tutte le mie competizioni e sono arrivata sul podio.

Hai appena finito di seguire la Dakar come spettatrice, quali emozioni quest’anno?

È stato bello vivere la Dakar da spettatrice, ma ovviamente l’emozione che ti dà correrla è unica.

Certo, mi mancano le competizioni. Avessi gli sponsor mi piacerebbe continuare a correre.

Quali sono i tuoi ricordi più belli della competizione?

I ricordi più forti e più vivi sono i problemi quotidiani e, ovviamente, le emozioni più forti si provano all’inizio di ogni tappa, perché non sai se finirai e, alla fine, perché ovviamente ce l’hai fatta.

Qual è stato, invece, il momento più difficile? E come lo hai superato?

Il momento più difficile è stato per la Dakar 2008 che partiva da Lisbona/Dakar, ma fu annullata. Anni  di allenamento, denaro, sogni e preparativi buttati al vento.

Lo stesso anno, 5 marzo 2008, ho avuto un incidente grave, mentre mi allenavo in moto nei boschi davanti casa. Sono stata costretta a fermarmi per un anno e mezzo. Ma la passione era talmente grande che, appena mi è stato possibile, sono risalita in sella per allenarmi in Tunisia,  e poi  ho corso le due Dakar.

Com’è nato il tuo amore proprio per l’Africa?

L’amore per l’Africa… è avvenuto al primo incontro. Nel 2000, in Marocco, in jeep con mia sorella gemella Stefania.

Che ricordo hai di Fabrizio Meoni, uno dei più grandi protagonisti della storia della Dakar?

Se parliamo di Meoni… tutto è bello! Lui era un uomo vero. Marito fedele che amava sua moglie. Un buon padre, un amico e sportivo. Umile. Coraggioso. Con un cuore grande. Aiutava tutti compresi i piloti in gara. Aveva una parola giusta e buona per tutti.

Meoni con la moglie e il parroco del suo paese costruì una scuola di arti e mestieri  a Dakar. Ancora esiste!

Porti in giro l’iniziativa di #solounminuto che abbiamo abbracciato anche noi di Tablet Roma. Com’è nata questa collaborazione?

Solounminuto è una bella  campagna di sensibilizzazione. Tutte le persone dovrebbero tener conto e avere più rispetto delle persone meno fortunate di noi.

La collaborazione con #solouminuto è nata perché Lorella (Ronconi, ndr la fondatrice dell’associazione #solounminuto) è la mia grande amica del cuore, che ammiro e stimo. È un esempio di vita per tutti. Decisa, positiva, ama la vita e la natura come me… per questo dobbiamo aiutarla tutti.

Quanto è difficile per una donna, nel 2019, affermarsi in un mondo sportivo così maschile?

Ho smesso di correre nel 2013, ma parlando con piloti uomini e donne sento e vedo che non è cambiato niente . Sei una mosca bianca! Queste sono gare lunghe, pericolose e difficili, soprattutto psicologicamente.

Ma una donna che va alla Dakar sa cosa sta facendo, di conseguenza è concentrata, decisa e determinata. In uno dei rally dei faraoni in Egitto, pur di finire, ho portato la moto a spinta fino al bivacco!

Suggerimenti per una ragazza che legge la storia di Silvia e vorrebbe diventare come lei?

Suggerimenti… tanta  passione per la moto e per il deserto, ma soprattutto tante rinunce, tanti sacrifici, tanta volontà e tanto allenamento. Perché solo con l’amore riesci a fare tutto questo. VOLERE È POTERE!

Qual è la gara dei sogni, la sfida che ti manca d’affrontare?

Per un endurista, crossista o rallysta il sogno è la Dakar… la gara più dura, pericolosa e massacrante al mondo!

Ma personalmente il prossimo obiettivo continua ad essere il Social tour Perù, che prosegue. Tornerò anche il prossimo anno per portare donazioni, e mi piacerebbe portare anche delle ambulanze!

Ringraziamo Silvia Giannetti e invitiamo i nostri lettori a sostenere il suo progetto.

intervista a cura di Lorenzo Sigillò

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