Stress, come funziona in emergenza coronavirus

22 aprile 2020 | commenti: Commenta per primo |
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Emergenza coronavirus: capiamo come funziona lo stress- 1° parte

 

Cinque anni fa scrissi un articolo per Tablet che parlava proprio dello stress. Mi sembra il momento opportuno, questo, per rivederlo e ripubblicare uno scritto sul tema, così da dare la possibilità ai lettori di una comprensione maggiore di questo fenomeno così tanto temuto.

L’emergenza Covis-19 ha determinato restrizioni e chiusure, impossibilità a muoversi liberamente, diffidenza e paura, convivenze forzate problematiche. Tutti stiamo facendo rinunce, tutti abbiamo timori, tutti sentiamo stanchezza e impotenza, tutti siamo stressati.

Allora comprendiamo meglio come funziona questo stress: dal punto di vista fisiologico e psicologico; inoltre raccontando un po’ di storia sugli studi di coloro che se ne sono occupati.

Perché conoscere, avere maggiori informazioni è il primo fondamentale passo per comprendere ed affrontare qualsiasi problema così da mettere in atto strategie efficaci.

Gli studiosi ai quali si devono i maggiori contributi circa lo studio del fenomeno stress sono: Hans Seyle, John Mason e Richard Lazarus. Essi hanno sottolineato differenti aspetti, rispettivamente: l’aspetto fisiologico, l’aspetto dell’attivazione emozionale e l’aspetto della valutazione cognitiva.

In questa prima parte tratterò lo stress da un punto di vista fisiologico, facendo riferimento agli studi di Seyle.

 

Egli è considerato il padre degli studi sullo stress, che definì: “risposta fisiologica non specifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso”. Stimoli fisici, biologici, psicosociali arrivano all’organismo che risponde con una reazione, definita da Seyle Sindrome Generale di Adattamento, cioè lo stress è una reazione di difesa da parte dell’organismo davanti ad un’ampia varietà di agenti potenzialmente nocivi. Essa si svolge in 3 fasi:

Allarme: si ha il contatto con lo stressor (stimolo stressante) e si manifestano essenzialmente modificazioni di carattere biochimico ed ormonale;

Resistenza: l’organismo si organizza dal punto di vista anatomico, cioè prende le misure per difendersi;

Esaurimento: termina la risposta dell’organismo allo stimolo stressorio, termina l’attivazione difensiva e il tentativo di risposta agli stressor da parte dell’organismo.

Seyle ha descritto la fisiologia dello stress: l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-corticosurrene.

Funziona in questo modo

  • Lo stimolo stressante agisce sull’ipotalamo e l’organismo mette in moto le sue difese tramite due vie principali: il sistema nervoso e il sistema endocrino, via importanti per la reazione di adattamento e di resistenza agli stressors e per mantenere l’omeostasi. Indipendentemente dalla specificità dello stimolo, l’organismo si difende richiedendo rapidamente energia che serve a far fronte all’emergenza: il Sistema Nervoso Simpatico libera il neurotrasmettitore Noradrenalina, il quale produce una risposta immediata ma breve.

La zona midollare delle surrenali libera nel sangue adrenalina e noradrenalina che agiscono a distanza su organi e tessuti con un’azione più lenta a comparire e di più lunga durata. L’adrenalina risponde ai bisogni energetici immediati liberando lo zucchero di riserva che si trova nel fegato, indispensabile ai muscoli del cervello, e influisce sul sistema cardiovascolare: accelerazione del ritmo cardiaco, aumento della pressione arteriosa e della circolazione sanguigna nei muscoli e nel cervello il quale, a sua volta, stimola il Sistema Nervoso Centrale.

La via endocrina è costituita essenzialmente dalla corteccia surrenale. Questo è il “percorso”: l’ipotalamo produce l’ormone Corticotropina, che agisce sull’ipofisi anteriore e induce il rilascio di ACTH (ormone Adrenocorticotropo). Esso raggiunge per via ematica la corteccia surrenale dove stimola la produzione degli ormoni corticoidi. Il principale di questi ormoni e il Cortisolo: molto sensibile agli stimoli emozionali alle situazioni stressanti, esso ha un ruolo importante nel metabolismo di proteine, zuccheri e grassi.

Gli ormoni corticoidi sono definiti ormoni “adattivi”; immessi in circolo apportano le modificazioni (prolungate nel tempo) utili per assicurare la difesa contro lo stressor aggressore: stimolano il fegato a produrre zucchero, fonte di energia facilmente disponibile, provocano la disintegrazione delle proteine organiche, inibiscono le reazioni infiammatorie evocate dagli stressor, sono responsabili della diminuzione delle difese immunitarie e della produzione di anticorpi.

Da quanto scritto, si comprende come l’organismo sia ben equipaggiato per rispondere in modo veloce ed efficace a momenti di stress anche intenso.

Ma il continuo succedersi di situazioni stressanti può condurre alla malattia: lo stress cronico, data l’aumentata e prolungata produzione di ormoni corticoidi, porta infatti alla soppressione dei sistemi di difesa immunitari.

Se lo stress non diminuisce, l’organismo rimane sempre in una fase di allarme e resistenza e non può “ricaricarsi” e riprendersi nella fase di esaurimento; la produzione continua di cortisolo che è anche chiamato “l’ormone dello stress”, tende ad inibire le funzioni corporee non indispensabili per la risposta di stress, ma garantisce il suo sostegno agli organi vitali, determinando aumento della pressione sanguigna, della glicemia, abbassamento delle difese immunitarie e molte altre cose ancora, come per esempio la depressione.

Dovremmo assolutamente evitare lo stress ma, allo stesso tempo, sembra che sia impossibile evitarlo… soprattutto in un momento come quello attuale. Allora cosa fare?

A Hans Seyle si deve un’importante riflessione sul significato del termine stress. Egli scrisse: “lo stress è il sale della vita… la completa libertà dallo stress è la morte… Noi non dobbiamo e in realtà non possiamo evitare lo stress ma possiamo incontrarlo in modo efficace e trarne vantaggio, imparando di più sui suoi meccanismi ed adattando la nostra filosofia dell’esistenza ad esso”.

Lo stress è una reazione fisiologica adattiva dell’organismo e non è di per sé una condizione patologica ma può, come detto, produrre patologia: un alto grado di stress, causando l’abbassamento delle difese immunitarie rende l’organismo vulnerabile ma, in condizioni normali, la reazione fisiologica di stress è fisicamente utile perché permette una risposta efficace.

Inoltre, lo stress viene prodotto da stimoli di ogni genere: alcuni esclusivamente fisiologici (per esempio fare jogging o sport, oppure avere rapporti sessuali) altri potenzialmente dannosi (per esempio condizioni estreme di caldo e freddo oppure introduzione di allergeni).

Evidenziare questa prima differenza rispetto alla natura degli stimoli introduce ad un’altra importante distinzione e cioè quella tra eustress e distress.

Il distress, cioè lo stress negativo, è quello che davvero può diventare un pericolo per la salute, allorché conduca l’organismo a superare il livello di guardia.

Si definisce eustress (eu = bene in greco) quello considerato positivo e benefico per l’organismo che produce le stesse modificazioni fisiologiche ma non ha un significato negativo: è infatti molto diverso correre per il piacere di farlo piuttosto che scappare da un pericolo o, all’estremo, fare l’amore per amore piuttosto che essere costretti ad un incontro sessuale. Capiamo quindi che non esiste solo un significato fisiologico dello stressor ma anche un significato emotivo.

La distinzione del tema stress rispetto al suo significato porta ad introdurre i successivi studi di Mason e Lazarus, dei quali parleremo prossimamente.

 

 

Dott.ssa Giulia Migani

Psicologa – Psicoterapeuta – Analista transazionale socio-cognitiva

EMAIL: giuliamigani@yahoo.it

 

 

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