Sven Otto Scheen e il Sentiero Pasolini

15 gennaio 2020 | commenti: Commenta per primo |

Sven Otto Scheen. Dai fiordi al biondo Tevere

Uno degli aspetti più curiosi nel praticare la mountain bike è senz’ altro quello di conoscere un sacco di gente. Si fa amicizia in un attimo e come in tante altre attività, ci si da’ immediatamente del tu prescindendo dall’età.

Gli incontri più interessanti, spesso sono quelli che avvengono nei luoghi più impensati. In questo nostro infinito vagabondare, assistiamo a tanti modi di vivere la bici, e non credo di esagerare quando affermo che guardando una bicicletta si possano capire molte cose riguardo a chi la possiede.

Talvolta, nei miei articoli mi sono soffermato sulla descrizione tecnica di questi mezzi a due ruote. Ora invece, vorrei stuzzicare la vostra curiosità parlandovi di una persona. Ho conosciuto Sven Otto Scheen proprio dove non mi aspettavo di incontrare nessuno: in un campo, nella zona golenale del Tevere tra l’erba alta più di un metro che, in sella alla mia bici, stavo faticosamente cercando di attraversare.

E non era solo: dietro di lui sono spuntate una mezza dozzina di persone sorridenti, armate di tronchesi da giardino e falcetti. Ovviamente ci sono scappate presentazioni e chiacchierata. Davvero una bella storia ed ora ve la racconto.

Sven arriva in Italia dalla Norvegia a metà degli anni 80 e trova subito Roma una città tutta da esplorare. Inizia a farlo con i mezzi pubblici, ma si annoia ad aspettarli talvolta per ore ed ha la sensazione di perdere tempo prezioso.

Allora entra in un negozio e compra una bicicletta. Il suo modo di girare per la Capitale è singolare: secondo l’ umore del momento sceglie le piazze ed i vicoli più misteriosi o più illuminati dal sole, scoprendo ogni giorno aspetti di una città sempre diversa e mi confessa che questa è un’abitudine che con il passare degli anni ancora non ha perso.

Allargando i suoi orizzonti verso la periferia il suo interesse è calamitato da una traccia, un vecchio itinerario che da Roma punta dritto verso il mare, un sentiero che seppur coperto dalla vegetazione e disseminato da una quantità di ostacoli, fiancheggia uno dei tratti urbani del Tevere più affascinanti.

La sua idea è ambiziosa, ma allo stesso tempo così sotto gli occhi di tutti da chiedersi: ma doveva arrivare una persona da un paese lontano per realizzare un collegamento così naturale tra la Capitale ed il suo satellite sul mare?

Evidentemente sì, perché insieme ad un manipolo di amici decisamente caparbi, Sven comincia quest’opera che tra mille difficoltà giorno dopo giorno prende forma. Così nasce il Sentiero Pasolini.

Vi ho parlato tante volte di quest’ultimo, la traccia esiste da tanti anni, ma ora è diventato un bellissimo itinerario da percorrere in bici o a piedi con tutta la famiglia. Sappiate però che tutto ciò è stato possibile solo grazie all’ostinazione di decine di volontari che nonostante il silenzio spesso assordante delle Istituzioni, continuano a mantenere percorribili gli oltre 24 chilometri del Sentiero. Le difficoltà infatti sono enormi: oltre alla natura, Sven e i suoi sono costretti a contrastare chi considera le aree poco controllate come terra di nessuno; c’è chi erige cancellate, chi recinta abusivamente interi campi demaniali impedendo a volte il transito a chi desidera solamente percorrere una strada naturale costituita dall’argine del fiume.

Eppure se ci fate caso, i fiumi che scorrono all’interno delle grandi capitali europee, sono estremamente valorizzati. Porticcioli, negozi, ristoranti e soprattutto piste ciclabili; ogni amministrazione considera il fiume per quello che è da millenni: una risorsa.

In un Paese come il nostro, dove la bellezza è in ogni angolo tutto questo è solo uno spreco. Mancano i soldi? no. E’ gratis, basterebbe solo far rispettare le leggi. Al resto possiamo pensarci noi.

Sì, noi, perché nel frattempo con Sven, siamo diventati amici e insieme a tante, tantissime altre persone, amiamo percorrere il Sentiero, avanti e indietro e come possiamo, contribuiamo alla sua sopravvivenza. Non vi nascondo che partecipando e soffrendo dei suoi problemi, il Pasolini lo considero un po’ anche mio e mi dà particolarmente fastidio subire gli abusi di chi con tracotanza si fa beffe ti tutto e di tutti. Ma torniamo a Sven.

Durante le nostre scorribande, lungo il Sentiero mi sono fatto raccontare come si trova a Roma e lui, con il suo eccellente italiano quasi privo di accento, racconta che adora questa città, ma non solo: ha una vera e propria passione per i paesaggi dell’Alto Lazio.

Tutti ovviamente da scoprire in bici. E come sennò; anche perché per scelta Sven non ha neanche la patente; vi assicuro che pedalare con calma lungo la sponda del Tevere e chiacchierare amabilmente con una persona che ha fatto della mobilità sostenibile una scelta di vita così radicale, è un’esperienza davvero formativa. Ed è una passione contagiosa. La trasmette ai tanti turisti, soprattutto norvegesi che vengono a visitare il nostro Paese.

Lui li accoglie quando atterrano all’aeroporto. E da lì, partono tutti in bici alla volta della città: in questo modo, mi spiega, l’approccio con un posto nuovo è molto più graduale e garbato. Un turista si accorge piano piano degli aspetti meravigliosi dell’Italia. Ed ha il tempo di assimilare ciò che ci rende famosi in tutto il mondo: il binomio tra natura e patrimonio artistico. Racconta che la bicicletta in Norvegia, livella in modo naturale le classi sociali: tutti vanno in bici, dal parlamentare al contadino. Senza distinzioni. Quando si va in bici, si è solo ciclisti.

E così Sven continua a chiacchierare, e sorride quando dice che i suoi connazionali si sentono a proprio agio per i vicoli e le vie della Capitale.

Mentre in Norvegia vigono regole ferree per quanto riguarda la circolazione stradale, a Roma ci si affida alla comprensione degli automobilisti, e questo modo più “fantasioso” di agire sembra che piaccia molto agli stranieri. Ora che scrivo queste cose mi rendo conto di come a volte ci mal giudichiamo.

Evidentemente, ciò che spesso consideriamo una forma di anarchia, nasconde anche qualche aspetto positivo che forse in altre nazioni si è un po’ perso. Ci fermiamo qualche minuto, oramai siamo quasi alla foce ma il racconto di Sven prosegue ed io non riesco a smettere di fargli domande. Guardiamo insieme il Tevere che si biforca a Capo Due Rami, proprio dove inizia l’Isola Sacra e mi spiega che quando le persone che accompagna arrivano in questo punto, sono talmente rilassate dopo una tranquilla pedalata in mezzo alla natura, che non si aspettano di essere nelle vicinanze delle tre Ostie.

Sorrido, perché so dove vuole andare a parare, ma i suoi ospiti sono ignari quando si trovano al cospetto degli scavi archeologici che in quanto a bellezza li lasciano sgomenti.

Poi, a poche centinaia di metri eccoli entrare in bici nello splendido borgo medievale di Ostia Antica che trasuda storia e fascino da tutti i pori. Non credono ai loro occhi. Così, tramortiti da tanta bellezza, percorrono tutti insieme la ciclabile che attraversa la pineta e di li finalmente approdano alla terza Ostia, quella moderna dove scelgono un ristorante sul mare ed un pranzo a base di pesce per concludere la loro vacanza romana.

Non lo dice, Sven, ma dal suo sguardo, intuisco che si sente un po’ orgoglioso anche lui di questa città che lo ha adottato tanti anni or sono. Ed io concludo il mio ennesimo viaggio attraverso il Sentiero Pasolini, sicuro di poterlo fare altre mille volte senza annoiarmi un solo minuto. E potrò farlo grazie ai “Pasoliniani”, persone di valore che a volte, quando si è fortunati, lungo la nostra via si possono incontrare.

di Luca Carlo Santagà

Guida e insegnante di Mountain Bike con Avventure in bici

 

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