Tablet Bike: Terracina

22 maggio 2019 | commenti: Commenta per primo |

Come una partita a scacchi, avventura in bike a Terracina.

Quando vogliamo fare i turisti, la mente viaggia verso luoghi esotici e lontani, ed utilizziamo la fantasia per esplorare terre che, il più delle volte, finirebbero per annoiarci molto presto. La verità è che non sempre abbiamo tempo e denaro per andare dove vorremmo veramente andare.

Così riduciamo le nostre mete a pochi, consueti luoghi, che in qualche modo appagano la nostra voglia di viaggiare. Gettonatissimo il mare, soprattutto quando il caldo comincia a farsi sentire e, fenomeno recente, noi italiani ci stiamo accorgendo che le nostre città d’arte sono splendide.

Questo meccanismo, sposta quindi un enorme quantità di persone, curiosamente tutte negli stessi posti e nello stesso momento. Traffico, sovraffollamento, code in ogni dove. Sto sottolineando cose ovvie, ma quello che mi accingo a raccontarvi, è la storia di una giornata un po’ controcorrente.

Siamo andati, con la nostra bici a vedere come sono i luoghi che tutti lasciano per andare ad accalcarsi in spiaggia.

Non è proprio così, naturalmente: in spiaggia siamo arrivati anche noi, ma lo abbiamo fatto attraversando quella che da un’ immagine dall’ alto appare come una grossa, immensa scacchiera.

Un territorio che noi romani conosciamo relativamente ed è vicinissimo ad Anzio, al Circeo, oppure a Terracina. Ebbene, l’Agro Pontino, proprio alle spalle delle nostre mete più amate, offre scorci meravigliosi ed inaspettati, soprattutto per chi si muove in bicicletta.

Scendiamo dal treno alla stazione di Priverno- Fossanova a metà di una calda mattinata di questa capricciosa primavera. Il cielo è azzurro intenso e non vediamo l’ ora di iniziare a pedalare.

La nostra meta, anzi il nostro desiderio è quello di pranzare sul mare, a Terracina.

Prima di affrontare il nostro percorso di avvicinamento al mare, però, non possiamo perderci un breve passaggio alla splendida abbazia di Fossanova distante dalla stazione poco più di un chilometro.

La sensazione che ci regala l’ arrivo in bicicletta in posti affascinanti come questo è talmente intensa che lava via come un colpo di spugna la stanchezza per esserci alzati di buon’ ora, il treno e tutto il resto.

Il borgo sembra cristallizzato nel tempo e la visita dell’ abbazia che si staglia proprio ai piedi delle montagne, ci infonde un gran senso di pace.

Dopo un doveroso rinforzino di colazione siamo pronti per affrontare la nostra scacchiera. Come in una vera e propria partita, dobbiamo stabilire le nostre mosse strada facendo.

D’accordo, siamo attrezzati con mappe e GPS, ma la sfida odierna prevede di navigare a vista basandosi su una vecchia traccia di chi, sempre in bici, ci ha preceduto.

Dire che ci si perde in questo dedalo di stradine di campagna, non sarebbe affatto esagerato; il nostro riferimento è il fiume Amaseno che dalla stazione ci farà da guida per gran parte del percorso.

Qui entriamo in un mondo che per noi è nuovo ma che sa di antico. Un tempo, questa vasta pianura era una palude. Eppure essa era attraversata da importanti arterie che fin dall’ antichità collegavano Roma, e soprattutto il suo porto con il sud della Penisola.

Non è raro imbattersi in alcune vestigia dell’ Impero Romano e troviamo naturale fermarci ogni tanto a riflettere su quanto doveva essere intenso il traffico un tempo. Ora ci sono i campi, verdissimi e pettinati da un vento fresco e gentile, tutto sembra immoto e il silenzio che ci circonda rende ancora più particolare questo territorio.

Il fiume, che scorre tranquillo accanto a noi, è ricco di vegetazione e trasparente, carpe di dimensioni rispettabili nuotano alla ricerca di cibo ed è irresistibile la tentazione di allungare loro qualche briciola di pane.

E’ il quadro idilliaco che tutti dovremmo guardare dal vivo, almeno una volta nella vita.

Lasciato il fiume, ogni bivio rappresenta un’ incognita ma devo dire che ci siamo divertiti anche a mettere alla prova il nostro senso dell’ orientamento.

A pochi chilometri da Terracina, imbocchiamo poi la via Appia Antica, che è “ufficialmente” interrotta per lavori, e costeggiando una ferrovia che sembra abbandonata da tempo, copriamo l’ ultimo tratto che ci separa dal mare, e dal nostro pranzo.

Il fondo è asfaltato ma ai lati si intravedono gli antichi e rassicuranti pietroni romani.
A Terracina ci aspetta il delirio. E’ difficile proseguire nel traffico persino in bici e le nostre aspettative di goderci un fritto di calamari al ristorante sfuma quando ci imbattiamo nella fila chilometrica di chi aspetta un tavolo.

Così barattiamo un comodo pranzo con un niente affatto disprezzabile panino, cosa che ci offre l’ opportunità di tuffarci in mare per il primo bagno della stagione e poi asciugarci al sole senza fretta. Alla fine direi che non ci è andata male.

Mentre siamo stesi sulla sabbia, non posso che chiedermi come sia possibile che tante persone decidano volontariamente di mettersi in coda in macchina per ore, fare un’ altra fila per mangiare, per poi rimettersi in colonna fino a sera per tornare a casa.

Non lo chiamerei proprio tempo libero, ma si sa… qui i matti siamo noi.

Almeno un gelato monumentale Terracina ce lo deve, poi ci rimetteremo in sella per affrontare il ritorno nella giusta disposizione d’animo. E qui devo ammettere che ci siamo concessi un briciolo di comodità: per poterci godere in rilassatezza la strada che ci separava dalla stazione, abbiamo impostato il GPS sulla funzione “torna al punto di partenza”.

Questo ci ha consentito di accorgerci di un gran numero di particolari che durante l’ andata ci erano sfuggiti. Il sole alle spalle, il vento a favore e la sagoma delle montagne che si stagliavano sotto un cielo privo di nuvole hanno reso il ritorno per certi versi ancora più piacevole dell’ andata.

In particolare, ho trovato interessanti le testimonianze di un passato recente, quello relativo alla bonifica agli inizi del novecento. Su tutto, le chiuse lungo i canali, ma poi anche carcasse di trattori o anche solo le loro ruote che semisepolte ed arrugginite sono l’ immagine emblematica della fatica di un’ intera generazione.

Bonificare questo immenso territorio, con i mezzi di allora, non deve essere stato proprio uno scherzo.

Sotto alcuni aspetti, questa escursione me ne ha ricordata un’ altra compiuta anni or sono: un viaggio in bici attraverso il Polesine, un bell’ itinerario attorno al Delta del Po. Per chi come me, è affascinato dall’ archeologia industriale, un vero paradiso.

Gli scenari sono completamente diversi, ma è evidente che i due luoghi siano accomunati da un certo tipo di persone, dal loro coraggio e dalla loro forza. Perso in queste considerazioni quasi non mi accorgo che siamo già in vista della stazione dalla quale siamo partiti stamattina.

La nostra giornata in bici sta volgendo al termine, così come la nostra partita a scacchi. Non ci sono ovviamente ne’ vinti ne’ vincitori. E’ stato un gioco divertente ed allo stesso tempo lungo ed impegnativo, giocato lealmente, come una partita tra vecchi amici.

testo e foto © di Luca Carlo Santagà

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