Tempo e tecnologia, com’è cambiata la nostra vita

5 dicembre 2018 | commenti: Commenta per primo |

Tempo e Tecnologia

tempo e tecnologia

© Massimo Usai

La tecnologia in cui viviamo dovrebbe servire (almeno queste erano le intenzioni) a tagliare il tempo e creare più spazio libero per la nostra vita personale, di fatto è avvenuto il contrario.

Diciamo che la vita è molto più sotto pressione, cosi se prima una lettera ci metteva due o tre giorni ad arrivare, un’mail ci mette una frazione di secondo, e noi attendiamo una risposta (oppure attendono una risposta da noi) in tempi brevissimi.

La tecnologia ha creato di fatto reali difficoltà per reali incontri tra persone.

Ricordate quando sentivi l’amico al telefono (quando costava chiamare!) e in pochi secondi fissavi la visione di un film alcuni giorni dopo e poi non sentivi più l’amico ma eri certo che l’avresti incontrato fuori dal Cinema all’ora concordata?

Ecco, non funziona più cosi.

© Massimo Usai

Solitamente ci sono mille altri messaggini su what’up, duecento imprevisti, un’e-mail urgente da rispondere dalla fermata del bus e mille altre piccole “disturbanti” azioni tecnologiche, che non puoi far altro che mandare un ulteriore messaggio di scuse che sei in ritardo quando mancano solo 10 minuti all’appuntamene stabilito.

In pratica abbiamo bisogno di più negoziazioni e di maggior tempo di prima, per riuscire ad avere il tempo libero che in teoria ci avevano promesso sarebbe stato più facile avere.

Programmare un’uscita serale, un week-end, ma anche un incontro di lavoro, sembrerebbe diventato più difficile proprio perché’ ci sono più possibilità e meno formule rigide di prima nel fissare un incontro. Un appuntamento non è più sacro come prima, oggi puoi spostarlo in pochi secondi, di fatto perdiamo più appuntamenti di prima.

Se ci pensate bene, la nuova tecnologia ci ha portato a confondere il tempo del lavoro con quello della vita privata. Non ci sono più confini ed è  il tempo per il lavoro che ha sovrastato quello della vita privata.

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© Massimo Usai

Probabilmente spendiamo lo stesso tempo di prima al lavoro, nel senso che stiamo sei, sette o otto ore in ufficio.

Ma poi ci portiamo il lavoro a casa, rispondiamo a e-mail durante la visione di un film, o mentre stiamo divertendoci con gli amici oppure durante la pausa caffè proprio durante il lavoro o quando stiamo viaggiando e stiamo aspettando di vedere da quale gate dobbiamo imbarcarci al terminale aeroportuale.

Proprio nelle hall degli aeroporti possiamo vedere bene questo fenomeno.

Il free Wi-Fi ci ha tolto la soddisfazione che prima avevamo nei viaggi, ed era quello di leggerci un libro, dal momento che passavamo il controllo, fino al ritiro dei bagagli nella città d’arrivo, oggi nessuno legge più neppure il giornale gratis che ricevi all’imbarco ed ho notato che sono uno dei pochi che in aereo si legge da cima a fondo il giornale di bordo che troviamo nel nostro posto a sedere.

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© Massimo Usai

Di certo non c’è più una chiara linea di demarcante tra ufficio e vita privata e non riusciamo più ad essere fuori dal circolo perverso del lavoro.

Dovunque andiamo o qualunque cosa facciamo, abbiamo sempre la pressione che dovremo anche fare qualcosa per il lavoro, come se ci mettessimo da soli una telecamera immaginaria che pensiamo ci controlli, cosi fosse anche solo “controllare” il telefonino se ci sono notificazioni sull’email dell’ufficio ovviamente sistemata nel nostro telefono di fianco al nostro account di posta privato.

Concludendo, siccome il lavoro è stato inserito dentro il nostro tempo libero, senza dubbio il nostro tempo libero è ora diventato un duro lavoro.

di Massimo Usai

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