TERREMOTO E NEVE KILLER, DI CHI E’ LA COLPA?

25 gennaio 2017 | commenti: Commenta per primo |

Terremoto e Neve killer, di chi è la colpa?

A distanza di alcuni giorni dalle nuove scosse di terremoto che hanno allarmato il Centro Italia.

Sono ancora terribilmente attuali le immagini delle località tragicamente innevate e sconvolte dal terremoto. I volti della tragedia sono essenzialmente tre, di chi lotta tremendamente per la sopravvivenza, di chi ha perso tanto, soprattutto i propri cari, e di chi lavora senza sosta per aiutare.

Poi purtroppo ci siamo noi, che vi raccontiamo le cose, le cronache e le polemiche. Tablet non cerca la notizia a tutti i costi, nè tantomeno viaggia sullo sciacallaggio del dramma: nella nostra informazione cerchiamo di consegnarvi tutto quello che è in nostro possesso per mettervi nelle condizioni di esplorare l’argomento evitando il populismo.

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I fatti

I fatti sono noti: tre forti scosse di terremoto nella zona di Montereale, tra L’Aquila e Rieti, hanno colpito il cuore dell’Italia nella mattinata di mercoledì 18 gennaio, l’ultima delle quali ha portato persino all’evacuazione di alcune scuole fino a Roma, con chiusura e controlli delle Metropolitane. Magnitudo tra 5.3 e 5.6 con una profondità di 9 chilometri. Intorno alle 10.25 la prima scossa, proprio lì, nella faglia che sembra essere ancora quella interessata a fine agosto e non solo.

La tragedia della slavina

Ma la peggiore delle conseguenze del terremoto l’abbiamo scoperta alcune ore dopo, con la tragedia della slavina che ha travolto l’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara). Grazie alla caparbietà di soccorritori, Esercito, Vigili del Fuoco, Protezione Civile e cani soccorso, il dramma ha avuto anche una nota radiosa, con il ritrovamento di 11 superstiti dopo oltre 48 ore.

Ma ora mettetevi comodi, non sarà un articolo facile.

Come se non bastasse la paura per i movimenti tellurici, la neve caduta copiosa in Abruzzo in questo gennaio ha messo in ginocchio le popolazioni terremotate. La prima reazione che indigna è relativa proprio al meteo: se il terremoto non è prevedibile, le precipitazioni nevose erano ben attese da giorni, anche nella loro straordinarietà. Le richieste locali non sono state ascoltate. Non è stato previsto un piano eccezionale per questo, mentre aumentare il debito pubblico di miliardi di euro per salvare la Monte Paschi di Siena, questo sì.

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Lo Stato

Come se non bastasse è venuta a galla una nuova beffa. Il question time tra il Movimento 5 Stelle ed il Ministero Anna Finocchiaro ha anche svelato che 28 milioni raccolti con sms, bonifici e donazioni sono ostaggio della burocrazia nelle casse della Tesoreria dello Stato. I soldi (si spera tutti o quasi…) arriveranno, c’è un preciso protocollo d’intesa tra le società di telefonia, lo Stato ed i destinatari dei fondi (es. Protezione Civile), che prevede inevitabili step burocratici, ma è disumano non aver provveduto né prima né ora a procedure straordinarie di urgenza che ne permettano lo sblocco immediato.

Questo è uno degli schiaffi dello Stato alle famiglie vittime del terremoto, assieme ad una lotteria per dei prefabbricati abitativi, alla sopravvivenza in questo rigido inverno, spesso senza persino l’energia elettrica nei paesi fino alla porte di Roma.

L’unico modo per essere ascoltati come cittadini diventano i social network, l’indignazione corre sulla rete, le vittime sono insoddisfatte, si sentono abbandonate e non tutelate. Ma forse non lo è nessuno veramente. E forse un po’ di senso di colpa se la devono sentire in tanti. I tuttologi, gli allarmisti, i polemici, i populisti, quando i veri modi di aiutare sono soltanto due, stare zitti o andare lì. L’ignoranza corre nei bar, negli uffici pubblici evacuati, sui post di facebook, sui gruppi di whatsapp dove le mamme ritirano i bambini di Roma dalla scuole. Mi spiace cara mamma che leggi, ma se la scuola di tuo figlio è a rischio per delle scosse a 150 km da lì, quella scuola è a rischio tutti i giorni. E non per il sisma. Questo vale per scuole, uffici, case e palazzi.

Il terremoto sotto i 6 gradi non fa danni, le costruzioni fatte male sì e questo non è populismo. Chiedere una certificazione non è populismo, non costruire in zone a rischio, elaborare piani di investimento per il futuro e non speculare sull’edilizia non è populismo. È una normalità quella che si chiede alle istituzioni, è una intelligenza basilare quella che si chiede ai cittadini.

Roma

Roma non è a rischio, ma la storia ci insegna che alcune zone possono essere maggiormente colpite e che la città subisce facilmente ciò che avviene nel vicino Appennino. Non c’erano i mezzi scientifici di oggi e si stava appena sviluppando la vecchia scala Mercalli (che calcola in base ai danni) ma Castelporziano nel 1895, i colli Albani nel 1899 e Monte Mario nel 1909 hanno ‘ballato’, eccome! Dagli Appennini, per quattrocento anni fino ad forte movimento tellurico più vicino alla zona di Roma nel 847, ci furono danni a diversi monumenti tra cui sono noti quelli a palazzo Valentini ed il parziale crollo del Colosseo. Persino Petrarca, nel 1349, lasciò la sua testimonianza di un evento sismico che arrivò fortissimamente a Roma.

Non esistono zone a rischio zero, le famose antisismiche, persino la leggenda della Sardegna è stata svelata dall’Istituto Nazionale di Geofisica che ha rilevato ben 8 terremoti negli ultimi 400 anni.

La mano dell’uomo

Tutto può succedere, banale ma vero, se esiste la possibilità di un buco nero o di un 6 al Superenalotto, c’è anche quella che una zona con poco rischio sismico, si rende protagonista di una tragedia. Ma la verità è che per vincere al Superenalotto devi giocare per aumentare le possibilità. L’uomo allora ha deciso di rischiare anche sulla propria pelle. Costruendo ai piedi delle montagne, sugli argini dei fiumi, sopra le falde acquifere, sulla faglia di Sant’Andrea in California quanto ai Castelli Romani, ma davvero una casa o una vacanza a tutti i costi valgono una vita?

laquila-terremotoSi spera in un futuro lontanissimo ma le cose riaccadranno, non è la natura ad uccidere, non è Dio, è l’uomo! Nel 1639 un terremoto spazzò via la Valnerina ed Amatrice, nel 1703 L’Aquila visse un sisma che sprigionò 5 volte l’energia di quello del 2009! Ha avuto senso ricostruire in quegli stessi posti? Centinaia di anni dopo viene da dire di no, ma come si fa a sradicare persone e tradizioni da una terra? Si può fare, ma solo a determinate condizioni, con la tecnologia ed appalti trasparenti ad esempio, se abbiamo 10 denari e costruire antisismico ne costa 20, non si può fare, se il privato o lo Stato non può farlo, non si deve fare. È durissimo da accettare, ma immaginiamo lo scenario del ‘700: si è ricostruito. Male. Dopo le guerre del ‘900 si è ricostruito. Male. Ovunque.

In questi ultimi trent’anni è cambiato poco e niente.

Eppure oggi c’è un progresso, una scienza ed una tecnica di altissimo livello, i mezzi per costruire e gli strumenti per sapere certe cose ci sono e non possiamo ignorarlo. Se per arrivare a 20 denari si devono cancellare sprechi e ad esempio dimezzare gli stipendi dei politici, si deve fare, ma questo è un altro lungo discorso. Intanto le chiacchiere sono a zero, forse rimarrebbe solo la carta della ‘piazza’, civilmente, ma senza arretrare di un centimetro.

Ma oggi il popolo è debole, l’altra faccia della medaglia è questa indignazione che monta tra le persone solo nei momenti di catastrofe, ma che poi passata la ‘nuttata’ torna ad essere “caffè, cornetto, lavoro, dove andiamo in vacanza?” Intanto il governo vende certezze per gli abitanti colpiti e il meteo diventerà clemente. Invece noi siamo capaci solo a far girare post su Facebook e poi a votare con gli occhi chiusi il meno peggio.

E’ una visione realista o pessimista? C’è chi invece scommette che le cose cambieranno, che entro 10 anni saremo, per scelta o obbligati, un paese fuori dalla Nato, fuori dalla UE, con una guerra tra poteri forti che non vorranno mollare e italiani terzomondisti che vorranno prendersi la rivincita di 70 anni di angherie e soprusi. La recente notizia diffusa nell’ultimo rapporto della Ong Oxfam di 8 uomini che contano come quasi 4 miliardi di persone è semplicemente immorale.

 L’italiano, l’uomo, questo lo sa? O è più facile continuare a dare la colpa al fato e alla natura?

 

di Lorenzo Sigillò

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