Tintarella di Duna… in bike!

12 dicembre 2018 | commenti: Commenta per primo |

Tablet bike sulle dune dell’agro Pontino

Tintarella di Duna… I cambiamenti climatici, che tanto ci fanno discutere, hanno tra infiniti lati negativi per il pianeta e per la nostra salute, anche qualche risvolto positivo. A dispetto di fenomeni atmosferici sempre più estremi, talvolta ci viene regalata qualche bella e calda giornata fuori stagione.

Così, dopo una settimana e più di vento e acquazzoni, si è aperta, in questo piovoso mese di novembre, una parentesi domenicale dal sapore estivo. E subito ne abbiamo approfittato per una bella escursione in mountain bike.

Dopo tanti giorni di piogge abbondanti, Antonietta ed io, abbiamo optato per un itinerario facile, privo di fango, proprio per godere appieno di una giornata che le previsioni meteo ci promettevano come perfetta.

Dopo un’ abbondante colazione, carichiamo le bici in auto e in meno di un’ora di strada ci troviamo davanti all’ Hotel Fogliano, a Marina di Latina. Lì iniziamo a pedalare su una deserta litoranea in direzione Circeo.

La situazione è idilliaca: il sole splende, l’aria è tiepida ed immobile, il mare calmo a destra, ed il lago di Fogliano a sinistra.

Il fondo asfaltato è liscio come un biliardo e la bici va quasi da sola; bastano i primi chilometri per farci capire che oggi la fatica cederà il posto alla tranquilla bellezza della natura che ci circonda, una sensazione di benessere che non ci abbandonerà per tutto il corso di questa giornata.

Pedaliamo in fila indiana più per abitudine che per esigenza, la strada infatti è priva di traffico, e ogni tanto mi giro e colgo il sorriso di Antonietta che si guarda intorno estasiata. Il percorso in realtà, si dipana su una lingua di sabbia che si erge tra due specchi d’acqua salata; lontano, la sagoma del monte Circeo, avvolta da una sottile foschia ci regala la sensazione di essere in un luogo dal sapore esotico.

Così procediamo lentamente sul crinale di questa duna infinita, cullati dal rumore della risacca per arrivare a rio Martino che ci costringe a deviare verso l’entroterra.

Ed ecco la prima, piacevole sorpresa: la riva sinistra del fiume si percorre utilizzando una pista ciclabile nuova di zecca; qui avviene l’ incontro quasi irreale con una ventina di persone che procedono in senso inverso, a cavallo. Il primo ponticello ci traghetta sulla riva opposta e puntiamo di nuovo verso il mare, sempre su pista ciclabile.

Lì ci accoglie la seconda sorpresa: un tronco d’ albero sbarra la strada ad ogni veicolo e da qui in avanti la duna si presenta in tutto il suo splendore. L’ asfalto ha lasciato il posto allo sterrato, e si procede tra la bassa macchia mediterranea.

La spiaggia, a destra è quasi sotto di noi mentre a sinistra, oltre la macchia, si staglia una pineta fittissima. Ora non lo vediamo, ma il lago dei Monaci è appena oltre quella distesa di pini e cespugli.

Qualche sentierino invita all’ esplorazione, ma Antonietta propone di fare più strada possibile e rimandare ogni deviazione al ritorno. Dopo pochi chilometri di facile strada sterrata siamo di nuovo sulla litoranea, e ancora ci troviamo con l’acqua sia a destra che a sinistra. Iniziamo infatti a costeggiare anche il lago di Caprolace, uno specchio d’acqua di incomparabile bellezza.

Il vento che oggi è assente deve aver soffiato con forza, nei giorni scorsi, perché la strada, ai lati è coperta di sabbia chiara e soffice che dona una cornice fiabesca a questo lungo nastro grigio. I chilometri scorrono veloci e dopo aver lasciato sulla sinistra la Riserva Statale Pantani dell’Inferno eccoci ancora a costeggiare un lago.

Siamo a Sabaudia, oramai vicini al nostro giro di boa e quando ci fermiamo proprio sotto al Monte e scendiamo sulla spiaggia la nostra gioia è immensa. Arriviamo con le bici sulla riva e ci sediamo sulla sabbia a mangiare un meritato panino.

Potrei raccontarvi di come si vedevano nitide le isole; Ponza, Palmarola, Zannone, il cielo cristallino le rendeva vicinissime. O del piacere che ho provato a immergere i piedi nell’acqua di mare, in fondo neanche troppo fredda. Ma ancora non renderei l’idea di quanto questa giornata abbia significato per me.

E’ difficile esprimere con le parole l’appagamento di esperienze del genere. Sapete che con i miei articoli provo a trasportare chi legge in un’altra dimensione, dove emozioni e sensazioni sono così intense e reali proprio perché non bisogna necessariamente attraversare il mondo per viverle.

Tutto si svolge a due passi da casa, in territori meravigliosi e spesso sconosciuti.

Così vorrei provare a descrivere tutto questo con altri occhi. Quelli di Antonietta. Il viaggio è lo stesso ma la prospettiva  sicuramente cambia. Vediamo insieme come:

Quando Luca mi ha proposto questa escursione, non ho saputo resistere, un po’ perche sono curiosa, ma soprattutto perché mi piaceva l’idea di pedalare in riva al mare. Farlo rubando una giornata estiva ad un autunno così uggioso era una tentazione troppo forte.

Per me, nulla come la bicicletta parla di libertà: un incredibile mezzo a due ruote che ti permette di esplorare e raggiungere luoghi impensabili, la velocità ridotta permette di godere pienamente di ogni singolo istante seguendo la strada indicata dalle emozioni.

E’ lo stile di vita di chi non divora ma gusta. La bici è un’ amica fedele che oramai mi accompagna da quasi dieci anni, insieme abbiamo raggiunto destinazioni lontanissime.

Nei nostri numerosi viaggi, in giro per il Bel Paese ed in Europa, sento di avere accumulato un bagaglio preziosissimo di soddisfazioni ed emozioni difficili da descrivere. Tutto sommato credo che il viaggio in bicicletta sia una vera e propria scuola di vita. Sono una pittrice e trovo che la bici mi offra l’opportunità di osservare in modo profondo la natura ed i paesaggi circostanti.

L’immediatezza è l’assoluta protagonista del contrasto tra luce e colori. Durante il nostro itinerario di oggi, i miei occhi ed il mio animo erano attratti dal continuo cambiamento del panorama; potevo cogliere con freschezza ed istantaneamente tutti gli effetti luministici e coloristici che la visione diretta mi forniva.

Quando mi trovo in queste situazioni, ho spesso l’ impressione di perdere “l’attimo fuggente” in quanto la luce varia ad ogni istante e la visione di un momento è già diversa da quella del momento successivo. E mentre i chilometri scorrevano senza fatica, il mio pensiero non poteva che andare agli impressionisti.

Cosa avrebbe pensato Monet di fronte a questa esplosione di colori e immagini? Come avrebbe rappresentato sulla tela tutta questa bellezza? Chissà.

Di certo non mi sono accorta che ora dopo ora stavo viaggiando lontanissimo con i miei pensieri sopraffatta da colori e profumi, perdendo completamente la cognizione del tempo, e quando siamo arrivati proprio sotto il Monte Circeo, scendere dalla bici è stato un po’ come uscire da un sogno. Che giornata fantastica!

E se pensate che il ritorno sia stato come il riavvolgersi di un nastro, vi sbagliate: il sole che si abbassava pigramente sull’ orizzonte si rifletteva dorato sul mare, la superficie dei laghi trasformata in specchi, le ombre lunghe intorno a noi cambiavano la fisionomia di ogni cosa, rendendo ancora tutto diverso e nuovo.

Eravamo la sola presenza umana in quei momenti, e questo ci ha fatto sentire come personaggi di una favola. E come tutte le favole, anche questa era destinata a finire. Proprio quando il sole si è tuffato da poco nel mare, raggiungiamo la macchina e carichiamo di nuovo le bici.

Sulla via del ritorno, la Pontina illuminata da un unico serpentone di auto, chiudo gli occhi e subito mi scorrono nella mente le immagini di questa giornata, come se fossero un quadro dopo l’altro, senza soluzione di continuità.

Ora posso senz’altro aggiungere questa giornata in bici a quelle che non scorderò mai.

SCHEDA TECNICA

partenza e arrivo: Capo Portiere, Hotel Fogliano, Latina.

Lunghezza percorso 53,91 km.

Dislivello totale 97 m.

Difficoltà: molto facile.

Fondo stradale: 85% asfalto, 15% sterrato.

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Testi e foto di Luca Santagà e Antonietta La Rocca

Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta è vietata. Legge 633 del 22 Aprile 1941 e successive modifiche.

Dalla fantasia alla realtà

 

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