Uomini, donne ed emozioni

9 ottobre 2019 | commenti: Commenta per primo |

Uomini, donne ed emozioni (Michele e i carciofi)

 

Poco tempo dopo la perdita di mia madre, vidi per strada un carretto che vendeva carciofi. Il mio pensiero automatico fu di comprarli per lei, che li adorava e cucinava benissimo… fino a realizzare un secondo dopo, con dolore lancinante, che non c’era più una mamma a cui portare i carciofi.

Per cui, come tentativo di reazione al dolore, telefonai al mio fidanzato e gli raccontai l’accaduto. La sua risposta fu (letteralmente): “Buoni! Li hai presi?”… Credo immaginerete la mia espressione perplessa e la mia risposta diciamo poco “elegante”… comunque, è da allora, dall’episodio condiviso con amiche e cognate ormai ribattezzato come “Michele e i carciofi” (quando si parla male dei propri mariti e compagni) che mi frulla in testa l’idea di scrivere un articolo sul come maschi e femmine vivano ed esprimano le emozioni.

Il filosofo Friedrich Nietzsche sosteneva che “gli stessi sentimenti hanno tempi differenti nella donna e nell’uomo, motivo per cui uomo e donna non cessano di fraintendersi” e io aggiungerei non solo tempi differenti ma anche modi differenti.

Uomini e donne sono diversi in quasi tutti gli aspetti della vita: percepiscono, sentono, amano, reagiscono, pensano, giudicano, comunicano in modo diverso. Sicuramente a causa di una differente impostazione culturale ma anche per diversità biologiche.

Alcuni studi condotti presso l’Università di Cambridge, hanno portato alla luce che la fisiologia cerebrale è differente, che cervello maschile e femminile sono strutturati in modo diverso. È una vera e propria differenza cerebrale. Indagini svolte con TAC, radiografie e altri strumenti pare abbiano evidenziato che i processi emotivi seguono percorsi letteralmente divergenti.

Per esempio, nel cervello degli uomini il centro della parola si trova nell’emisfero sinistro e quello dell’orientamento spaziale soprattutto nel destro. Nella donna questa separazione non esiste, anzi gli emisferi sono collegati da un numero di cellule molto più alto.

Forse per questo le donne hanno miglior memoria verbale e un eloquio più fluente mentre i maschi, già da piccoli, riescono meglio ad immaginare un solido che ruota nello spazio.

Il cervello delle femmine sembrerebbe predisporle ad una serie di “competenze emotive” in cui i maschi, invece, difettano: provare sentimenti intensi e viscerali, saper leggere le emozioni altrui, avere migliore memoria verbale ed emotiva, sostenere elevati livelli di sopportazione, essere particolarmente sensibile e tollerare poco la collera. Esso sarebbe dunque codificato per l’empatia, mentre gli uomini hanno un cervello strutturato per la comprensione e costruzione di sistemi.

Queste differenze diventano sempre più evidenti con la crescita, soprattutto dopo l’adolescenza, quando i livelli di testosterone crescono e aumentano le disuguaglianze fra uomini e donne.

Quindi gli uomini non sono tanto bravi a “masticare”, maneggiare le emozioni e a comprendere quelle altrui e il cervello maschile sembra avere bisogno di uno sforzo maggiore, consapevole, per realizzare ciò per cui non è tanto predisposto.

Sicuramente la storia antropologica e culturale ha lasciato un’impronta profonda: sin dai tempi più antichi l’uomo doveva uscire a cercare cibo e sostentamento per la sua famiglia e, pur provando pena quando andava via, doveva nascondere queste emozioni per rendere meno dolorosa l’assenza e poter esercitare il suo ruolo mascolino all’interno del gruppo.

Le donne, al contrario, restavano in casa ad occuparsi e preoccuparsi dei figli e così la loro capacità empatica si sviluppava velocemente, per farle stare all’erta e pronte a cogliere in modo rapido i loro bisogni.

 

Nel corso del tempo, il cervello dei due sessi è dunque andato strutturandosi in questo modo, riguardo al darsi il “permesso” o meno di esprimere le emozioni che si sentono.

Le radici di queste differenze emotive, in parte biologiche, sono presenti fin dall’infanzia e danno origine a universi emozionali distinti nel bambino e nella bambina in crescita. I bambini maschi e le femmine ricevono insegnamenti molto diversi sul come gestire le emozioni.

Ad eccezione dell’emozione della rabbia, solitamente i genitori parlano di emozioni più con le figlie che con i figli, per cui le bambine sono esposte a un maggior numero di informazioni intorno alle emozioni rispetto ai loro fratelli maschi.

Questa differenza nell’educazione alle emozioni conduce a sviluppare capacità molto diverse: le bambine diventano brave a leggere segnali emozionali verbali e non verbali, ad esprimere e a comunicare i propri sentimenti. 

Ai maschi invece si insegna ad esprimere poco le proprie emozioni, a minimizzare quelle che hanno a che fare con il dolore, la vulnerabilità, la tristezza, il senso di colpa, la paura e a sviluppare capacità legate più alla vita pratica e lavorativa che non alla sfera affettiva.

Pertanto, affermiamolo: le donne sanno esprimere le emozioni meglio degli uomini, sanno riconoscere e leggere gli stati emotivi molto meglio di loro. Nei maschi, dove già da piccoli la verbalizzazione delle emozioni è de-enfatizzata, è possibile ipotizzare il divenire in larga misura inconsapevoli degli stati emozionali propri e altrui.

Gli uomini raramente hanno voglia di parlare, di confrontarsi. Dite a vostro marito: “Tesoro dobbiamo parlare” e vedrete il panico, il terrore sul suo volto… e poi per loro è tempo speso inutilmente!

Nel confronto e nel dialogo, le donne cercano principalmente un supporto emotivo per la risoluzione di un problema (che molto spesso poi sanno risolvere da sole); l’uomo, invece, non vede un valore nella discussione a meno che non sia orientata a trovare soluzioni pratiche ed immediate e che sappia risolvere egli stesso il problema (cosa che molto spesso la donna nemmeno gli richiede di fare).

Gli uomini hanno molta paura di aprirsi, perché essere avvicinati nella loro fragilità significa correre il rischio di farsi male.

Per cui fuggono da questa eventualità e si nascondono dietro la durezza, il silenzio, l’essere poco presenti e partecipi. Temono di mostrarsi sensibili ed emotivi, perché hanno imparato che gli uomini troppo emotivi “non vanno bene”, che gli viene rinfacciato di comportarsi come femminucce e che, inoltre, vengono facilmente scaricati dalle donne. Le quali si lamentano tanto della insensibilità dei propri compagni ma, anche loro condizionate culturalmente, si aspettano di trovare partner poco ricettivi, appunto maschili, che non abbiano poi tanta voglia di parlare dei problemi. E non quelli che, come si dice in gergo, si “accollano”…

In sintesi, saper maneggiare le emozioni non è compito facile, specialmente per il maschio. Tutti abbiamo la capacità di imparare sempre meglio ad esprimere ciò che proviamo, imparare ad essere forti senza dover nascondere le emozioni. Imparare ad esprimere ciascuna di esse fa parte del percorso di crescita verso una maggiore umanità, a prescindere dal sesso di appartenenza.

Di fronte ad un universo emozionale ancora per la gran parte ignoto a noi tutti, i percorsi di alfabetizzazione emotiva sin dall’infanzia emergono come possibilità principe per colmare tutte le lacune emotive che ancora percepiamo.

Educare dunque alle emozioni, a scuola e in famiglia, potenziando l’intelligenza emotiva quale fattore determinante per un sano sviluppo.

Per concludere… un accenno al mio aneddoto personale, per non dare l’impressione di avere al mio fianco un superficiale ed insensibile partner: passata l’arrabbiatura ho voluto (io) confrontarmi e chiedere spiegazioni. Non che il mio bisogno di essere confortata non fosse stato colto ma, come detto, i maschi, sanno contenere il dolore principalmente in modo pratico ed “operativo”.

Per cui, per lui, consolarmi significava distrarmi dal mio dolore e darmi qualcosa di concreto a cui pensare e da fare: appunto, comprare i carciofi. Che poi avrebbe cucinato per me, per farmi contenta con “qualcosa di buono”… anche questo è vicinanza, anche questo è amore!

 

Dott.ssa Giulia Migani

Psicologa – Psicoterapeuta

Analista transazionale socio-cognitiva

Mediatore Feuerstein Basic e Standard I livello

Associazione Hikikomori Italia Onlus – Area psicologica Referente Roma Sud

EMAIL: giuliamigani@yahoo.it Cellulare: 338 3839479

 

 

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