Vegano, che passione

20 marzo 2019 | commenti: Commenta per primo |

Il piccolo libro vegano. Passione vegana

 

Questa settimana, cari lettori, vi presentiamo un gioiellino che potrete trovare nella vostra libreria del cuore, ‘Il piccolo libro vegano’, consigli utili in cucina e non.

Un libro in cui l’autrice Serena Ferraiolo presenta una raccolta di ricette oltre a molte indicazioni e consigli per avvicinarsi alla filosofia vegana, ad un approccio salutare e di salvaguardia dell’ambiente di chi fa una scelta consapevole nella vita.

Senza alcun fanatismo, l’autrice ci introduce con grazia e ironia in quella che dal 2010 è la sua nuova dimensione, la sua sfera di benessere interiore ed esteriore, rispondendo ad una serie di domande che sicuramente molti di voi si fanno quando entrano in contatto con un vegano. Un prontuario di soccorso che viene in aiuto anche per proporre ricette di piatti che abitualmente mangiamo ai quali basta una piccola variante per poter essere gustati anche da chi non usa prodotti di origine animale.

Questo libro/manuale, di cui consiglio vivamente la lettura, è di stimolo affinché si possa cominciare ad approcciare al proprio futuro con più consapevolezza in un momento storico in cui l’uomo si è finalmente accorto che la strada intrapresa da decenni non è quella corretta.

Ciao Serena, in che momento della tua vita hai realizzato di voler diventare vegana? e cosa ti ha spinto di recente a scrivere questo libro?

Ciao Cristina! Credo di aver realizzato di voler diventare vegana dopo tre mesi che avevo iniziato a farlo: inizialmente ero scettica, anzi ero convinta che non sarebbe stato possibile condurre la mia vita così com’era nutrendomi solo di vegetali. E invece no, è stata una vera sorpresa! Ho iniziato spinta dal desiderio di riprendere un rapporto con il mio corpo, in un momento in cui una concomitanza di eventi hanno segnato il mio passaggio alla “vita adulta”.

Ho incontrato soprattutto libri in quel periodo, e mi hanno incuriosito, aiutato e offerto spunti per domande più profonde, ma non ho trovato, allora, un manuale di consigli utili o una guida per “sopravvivere” da vegani senza rinunciare agli aspetti sociali della vita. È per questo che quando la Iacobelli Editore mi ha proposto di scrivere questo piccolo libro ho pensato che più utili delle ricette sono dei suggerimenti – come sostituire le uova nei dolci – o delle curiosità –perché si parla di vino vegano – e ho pensato a questo libro come una guida spiritosa e ironica sulla base della mia esperienza personale.

Che relazione hai con le persone che conducono uno stile di vita diverso dal tuo?

Sono circondata da onnivori: mio padre non ha mai mangiato una verdura in vita sua, nella mia famiglia non ci sono né vegani né vegetariani, alcuni sono più attenti alla scelta degli alimenti e alla loro provenienza, altri meno. Il mio compagno non è vegano, ma a casa mangia volentieri, dice, quello che preparo io e pare gli piaccia. Ultimo ma non meno importante il mio cane, Tobia, non è vegano.

I miei amici vegani sono pochissimi, dei punti saldi della mia vita e un porto sicuro, ma numericamente pochi e poco presenti nel mio quotidiano. La relazione che ho con chi conduce uno stile di vita diverso dal mio si basa sul rispetto reciproco, penso sia l’unica base davvero necessaria per istaurare rapporti.

Con il tuo libro non ti fermi a consigliare una dieta alimentare alternativa ma bensì dai delle informazioni importanti su un modo di vivere volto alla salvaguardia dell’ambiente oltre che degli animali. Da dove possiamo cominciare noi onnivori?

Dal rispetto appunto, per sé stessi e per gli altri, anche solo per le persone a cui vogliamo bene. Per rispettare noi stessi dobbiamo fare i conti con quello che mangiamo, respiriamo, lo spazio che occupiamo nel mondo. Mi sembra sia già un impegno enorme!

Che valore hanno per te l’informazione e la divulgazione della filosofia vegana?

Informazione e divulgazione sul veganismo sono fondamentali, bisogna sfatare miti e creare competenze. C’è un pregiudizio negativo nei confronti dei vegani che prescinde la conoscenza dell’argomento o lo scontro personale – che pure avviene – con alcune persone che non conoscono la diplomazia. Capita in molti ambiti e molto spesso deriva dall’urgenza e la passione che ci spinge a questa scelta. Quello che a mio avviso deve essere superato da tutti è lo schema che imprigiona il pensiero e ci fa percepire il “vegano” diverso perché non sappiamo a tavola cosa mangia o da dove prende la carne, in un momento storico in cui, purtroppo, le intolleranze al glutine, ai latticini e al nichel aumentano, abbiamo già imparato a tener conto delle esigenze degli altri e del loro benessere.

Cosa pensi riguardo l’approccio alimentare ‘vegano’ per i bambini?

Non sono mamma, ma mi sono chiesta molte volte cosa sceglierei di fare. A volte penso sia lo stesso dilemma etico che si ha nei confronti della scelta religiosa, altre penso che se ho provato sulla mia pelle qualcosa che mi fa bene, non potrei pensare di proporre a mio figlio qualcosa che so che fa male. Detto ciò, conosco persone che l’hanno fatto e lo raccontano come un momento di grande preoccupazione, finché non si arriva a incontrare lo specialista giusto che aiuta dal punto di vista medico a seguire il percorso anche rassicurandoci, e anche di grande soddisfazione quando i figli adolescenti non mostrano interesse nei confronti di quello che non mangiano e non lo considerano una privazione.

In questi anni di “sperimentazione su me stessa” ho acquisito due certezze:

  • bisogna sempre avere uno specialista che ci segue nei momenti di passaggio
  • esiste un’alternativa vegetale a tutto

 

Grazie Serena, invitiamo i nostri lettori alla lettura de Il Piccolo libro vegano!

di Cristina Anichini

Fotografie di Musacchio, Ianniello & Pasqualini

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